IL CINEMA CHE NON CONOSCI: I segreti di Wind River

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Il cinema che non conosci si propone di aiutare a far scoprire quei film “minori” che, per budget o per scelte tematiche, rimangono un po’ nell’ombra mentre meriterebbero di avere spinte promozionali più significative e impulso distributivo più ampio e convinto. Come I segreti di Wind River di Taylor Sheridan, in questi giorni al Cinemino di Milano . A seguire la recensione  del film.

Cory è un cacciatore. Nella riserva indiana di Wind River, Wyoming, è sulle tracce di un leone di montagna. Cory è un cacciatore di predatori. Si indica con il termine “predatori” quelle specie animali la cui base alimentare è rappresentata da altre specie animali (prede), generalmente di dimensioni minori, che vengono catturate con diverse strategie di caccia. I predatori sono quindi animali. Animali selvatici. Che vivono in natura, rispondendo di istinti. Matt è il fidanzato di Emily, una nativa americana. Matt lavora come operaio su una montagna, lontano da tutto. Divide il caravan con gli altri del suo branco. Il lavoro è accompagnato esclusivamente da neve e silenzio. Lavoro, neve e silenzio. E poi c’è la caccia. Quando Emily, “simile” di dimensioni inferiori e “razza” inferiore, viene introdotta all’interno del branco, la caccia si apre. L’alcool elimina l’ultima traccia di umanità. Poi si elimina il componente del branco che minaccia la riuscita dell’impresa. E infine ci si avventa sulla preda. Può succedere che la preda riesca a scappare. Malconcia, malridotta, con chiari segni di violenza sul suo corpo. Così funziona la caccia per i predatori. Così funziona la fuga per le prede. Sempre allerta. Ognuno deve pensare alla propria sopravvivenza in una terra dove i rinforzi non arrivano. Si è da soli. E la differenza non la fa la fortuna ma l’essere combattenti fino alla fine, fino allo stremo. Fino a quando, dopo essere fuggiti, aver corso per dieci chilometri, scalzi, nella neve, di notte, il respiro si ghiaccia e la lotta estenuante con la vita, con la morte, finalmente, si interrompe.

Cory è un cacciatore di predatori. Il leone di montagna passa però in secondo piano quando si palesa la minaccia di un animale ben più pericoloso: l’uomo. L’essere umano che spesso si autodegrada a condizione bestiale. Che, vivendo in una terra di ghiaccio e solitudine, dove sono gli animali riescono a resistere, perde qualsiasi connotato di tipo etico e morale. Gli uomini che in Wyoming vivono d’istinti a discapito dei più deboli. Quante sono le donne amerinde di cui, in Wyoming, si perdono le tracce? Violentate e abbandonate in mezzo alle nevi. Piante dalle famiglie e poi dimenticate in nome di una storia tracciata da secoli che sembra fagocitare il destino dei nativi senza speranza di soluzione. Cory è un cacciatore bianco, padre di una ragazza avuta da una nativa. Figlia morta dello stesso destino subìto dalla sua migliore amica, Emily. Cory è un cacciatore di uomini. È un cacciatore di giustizia in una terra dove ognuno si fa la sua giustizia da sé. In una terra dimenticata dalla legge degli uomini, le regole devono essere scritte dagli uomini che combattono, che resistono fino alla fine. Questo il messaggio di Taylor Sheridan, il regista del film.

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