Carmen di Bizet, la versione originale al Festival della Valle d’Itria

Spettacolo
Foro di Cinzia Coppolecchia

La 52ª edizione del Festival della Valle d’Itria, in programma a Martina Franca dal 14 luglio al 2 agosto 2026, propone fra le sue novità la prima rappresentazione assoluta in forma scenica della Carmen di Georges Bizet nella partitura originale del 1874. L'opera debutta il 25 luglio a Palazzo Ducale con la direzione di Fabio Luisi e la regia di Denis Krief, con repliche il 28 e 31 luglio e il 2 agosto

Al Festival della Valle d’Itria di Martina Franca debutta sabato 25 luglio (repliche 28, 31 luglio e 2 agosto) nella cornice di Palazzo Ducale, in prima rappresentazione assoluta, una delle opere più celebri al mondo in una versione mai finora messa in scena. È la Carmen di Georges Bizet nella partitura predisposta dal compositore nel 1874, prima delle modifiche richieste dall’Opéra-Comique di Parigi per il debutto del 1875. Grazie al lavoro critico di Paul Prévost, l’editore Bärenreiter è tornato ai manoscritti autografi restituendo una Carmen nella sua forma originale di opéra-comique, con ampio uso dei mélodrames, dialoghi recitati accompagnati dall’orchestra. Dopo le esecuzioni in forma di concerto dirette da René Jacobs nel 2024, l’opera arriva a Martina Franca per la sua prima esecuzione italiana e la prima rappresentazione scenica al mondo, tra le novità della 52ª edizione del festival diretto da Silvia Colasanti.

Sul podio c’è Fabio Luisi, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Teatro Petruzzelli di Bari e del Coro di voci bianche della Fondazione Paolo Grassi. Regia, scene e costumi sono firmati da Denis Krief con Carla Galleri. Nel ruolo del titolo il mezzosoprano Deniz Uzun; accanto a lei Natalia Tanasii (Micaëla), Matteo Lippi (Don José) e Alessandro Luongo (Escamillo).

Foto di Cinzia Coppolecchia

La versione del 1874 recuperata dai manoscritti di Bizet

"Sintesi del suo lavoro di compositore, Bizet annotò la musica della sua opera in un grande manoscritto nel quale apportò egli stesso alcune correzioni. Lo trasmise poi al servizio di copiatura dell’Opéra-Comique per preparare la grande partitura e il materiale orchestrale destinati alle rappresentazioni. Fondamentalmente basata su queste fonti, quest’“altra Carmen” è dunque il frutto dell’immaginazione creativa di Bizet, prima che gli interventi esterni e la prova delle ripetizioni e della messa in scena modificassero il suo pensiero. È l’opera di un musicista, prima di qualunque pressione da parte degli interpreti, del direttore del teatro, del pubblico o della critica. Il risultato testimonia un’infinita fecondità musicale, probabilmente eccessiva per il teatro dell’Opéra-Comique e per il suo pubblico del 1875», racconta Paul Prévost che ha curato la nuova edizione critica. È noto che, su richiesta dell’interprete del ruolo, l’allora celebre soprano Célestine Galli-Marié, Bizet sostituì l’inedita aria d’ingresso – che si ascolterà nell’edizione originale - con la celeberrima Habanera che dunque non era presente nella versione 1874 e che comportò con la sua aggiunta una ricomposizione generale della fine del primo atto. «L’accompagnamento dei ‘mélodrames’ (dialoghi parlati su un fondo orchestrale) fu soppresso. Troppo complessa, la polifonia dei cori fu alleggerita e importanti tagli eliminarono vari passaggi. Difficile per l’orchestra, difficile per i cori, che non cessavano di richiedere semplificazioni» conclude il musicologo francese

Fabio Luisi: "È una Carmen contraria alla tradizione verista"

"È una “Carmen” contraria alla tradizione che si è stabilita, una tradizione verista, purtroppo – spiega il direttore Fabio Luisi –. “Carmen” non è nata come opera verista ma come opéra-comique. L’idea originaria conferiva all’opera un accento molto più leggero ed elegante, “Carmen” è un’opera sulle punte. Non trovo altra espressione che un lavoro di eleganza. Credo che non aver mai diretto la “Carmen” tradizionale sia per me di grande aiuto per questa operazione. È una sfida che mi è piaciuta accettare perché sono convinto della sua validità."

Foto di Cinzia Coppolecchia

Denis Krief: "Un'opera rivoluzionaria che metteva la società davanti allo specchio"

Carmen non fu creata dunque in un teatro qualsiasi, ma in un’istituzione con una sua tradizione e un suo pubblico, da cui le molteplici pressioni sul compositore. Quanto al prudente editore Choudens, questi chiese il massimo dei tagli e delle semplificazioni sin dalla prima edizione per canto e pianoforte uscita nel 1875, l’unica pubblicata quando Bizet era ancora in vita. Come è noto, il compositore francese morì prematuramente tre mesi dopo la prima, senza poter assaporare il successo che arrivò solo successivamente e che ha reso Carmen una delle opere più conosciute in tutto il mondo. 
!Far vedere sulla scena dell’Opera-Comique, nel 1875, delle operaie che fumano nella pausa di un lavoro estenuante e che, per di più, vengono molestate da borghesi o poliziotti, maschi alla ricerca di facili avventure, significava che gli autori volevano porre la società davanti allo specchio – spiega il regista Denis Krief –. Un po’ come Manet, che qualche anno prima, dopo lo scandaloso quadro “Olympia”, esaspera l’ordine borghese ufficiale con i suoi dipinti. Come Manet per la sua pittura, questa drammaturgia e questa musica non piacquero al pubblico della prima rappresentazione: se il primo atto fu accolto con successo, l’entusiasmo andò scemando durante la serata, considerata come “un four”, quello che i francesi dicono per uno fiasco pubblico". Un’opera senz’altro rivoluzionaria: libera e indomita, Carmen vuole vivere la sua vita e preferirebbe morire piuttosto che sottomettersi alla volontà di un uomo. Morirà uccisa dal suo amante respinto, con il finale tragico che offusca le convenzioni del genere, nell’atmosfera infuocata della corrida, circondata dalla musica di una delle opere più rappresentate nella storia del melodramma.

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