Aurora Venosa, attrice e cantante: dal set alla musica senza smettere di sognare
Spettacolo Aurora Venosa - Foto di Imma Petricciuoli
Attrice e cantante rivelazione di La Preside, Aurora Venosa racconta il suo percorso tra set e studio di registrazione. Dall’esperienza a X Factor al singolo Chiamami ancora Love, parla di emozioni, paure e del rapporto con i social, spiegando cosa significa crescere mentre tutto accelera: “Bisogna studiare, non fermarsi ai giudizi e continuare a sognare”. Il ritratto di una giovane e talentuosa artista alla ricerca della propria direzione
Aurora Venosa, tra set e musica: il tempo di vivere prima e capire dopo
C’è un momento, nella vita di chi inizia, in cui tutto accade insieme. Le telefonate che arrivano, il primo giorno su un set importante, le registrazioni in studio, i messaggi che si moltiplicano sui social. E poi c’è quel tempo interiore che va più lento, che capisce solo dopo.
Aurora Venosa è esattamente lì.
Giovanissima, spontanea, ancora incredula davanti a ciò che le sta succedendo, è tra i volti rivelazione della serie Rai La Preside e, quasi in parallelo, è tornata alla musica con il singolo Chiamami ancora Love. Due strade che si intrecciano — recitazione e canto — ma che per lei non sono mai state davvero separate.
Quando la raggiungiamo al telefono non c’è alcuna costruzione da star navigata. La voce è fresca, a tratti emozionata, ma lucida. Sa che questo è solo l’inizio e forse proprio per questo lo attraversa senza irrigidirsi. Vive prima. Capisce dopo.
Un periodo che cambia tutto
«Mi sento emozionata, entusiasta… e anche un po’ stanca», racconta ridendo.
Sta facendo tantissime cose, e si sente. Ma non c’è fatica nelle sue parole, piuttosto un’accelerazione nuova, quasi una corrente che la sta portando più veloce di quanto avesse immaginato.
«È quello che voglio fare, è quello che amo. Ho vicino le persone che amo, quindi va bene così. Anzi, voglio fare sempre di più.»
Dentro questa frase c’è già la sua misura: energia, desiderio, ma anche la necessità di restare ancorata. Perché quando tutto accelera, l’unica cosa che può salvarti è sapere chi sei.
Il primo giorno sul set di La Preside
Il mondo della recitazione, in realtà, non era nei suoi piani. Aurora nasce cantante. È cresciuta ascoltando canzoni più che guardando film, non si immaginava davanti a una macchina da presa. Il set non era un sogno dichiarato, ma una possibilità che si è aperta quasi per caso.
«Io prendevo tutto come un gioco. Non ero nemmeno consapevole di quello che stavo affrontando.»
E la prima scena era con Luisa Ranieri.
Un debutto che avrebbe potuto bloccare chiunque. Il nome, il curriculum, il peso simbolico di trovarsi accanto a un’attrice affermata. Ma lei racconta qualcosa di diverso: sul momento non ha sentito il peso della carriera, né l’ombra dell’aspettativa.
«Era una persona accanto a me. L’emozione vera l’ho realizzata dopo.»
Solo più tardi, ripensandoci, ha compreso la portata di quel primo giorno. Forse è proprio questo scarto temporale — vivere prima e capire poi — ad averle permesso di attraversare l’esperienza con naturalezza. Senza paura di sbagliare. Senza la rigidità di chi vuole dimostrare qualcosa a tutti i costi.
Jessica è un po’ Aurora
Nel personaggio che interpreta — Jessica — ha ritrovato molto di sé.
«È come se avessi interpretato Aurora.»
Jessica ama la musica, ma sa che c’è un tempo per tutto. Prima la scuola, poi il resto. Prima il dovere, poi il piacere. Non è un dettaglio secondario. È una visione.
Aurora insiste spesso su questo punto: lo studio come base, non come ostacolo. La disciplina come struttura che ti permette di reggere l’emozione. La preparazione come forma di rispetto verso ciò che fai.
E poi c’è stato un momento speciale: cantare nella serie.
«Quando mi hanno detto che avrei cantato la sigla è stata un’emozione fortissima. Io nasco cantante.»
Set e studio si alternavano continuamente. Giornate davanti alla macchina da presa, ore in sala di registrazione. Non due vite diverse, ma la stessa che prendeva forme diverse. Non una scelta tra cinema e musica, ma un equilibrio ancora in costruzione.
“Chiamami ancora Love”: la pagina bianca
Se la recitazione è una scoperta, la musica è casa.
Chiamami ancora Love nasce da un’esperienza personale. Come sempre, Aurora scrive partendo da quello che vive, senza costruzioni artificiali.
«Parla della fine di una storia, quando resta solo la cenere. Ma devi ricominciare.»
Non è un brano chiuso nella malinconia. È attraversato da energia, da quella forza silenziosa che serve per rimettere ordine anche quando si è fragili. Non nega il dolore, ma non ci resta dentro.
L’immagine della “pagina bianca” è centrale.
«Significa ripartire da te stesso. Prendi la penna e scrivi di nuovo la tua storia.»
C’è una maturità sottile in questa visione: la consapevolezza che le cose finiscono, ma non ti definiscono per sempre. Che ogni caduta può diventare una riscrittura.
Il ricordo di X Factor
Prima della serie, prima del set, c’era stato un palco importante: X Factor.
Ma dietro quell’apparizione non c’è stata fortuna improvvisa. Ci sono stati molti provini, attese, porte chiuse, tentativi che non andavano come sperato. La parte invisibile del percorso.
«Non è stato facile come sembra.»
Quando si è trovata davanti al pubblico e ai giudici l’emozione non è stata solo forte: è stata destabilizzante. Non era più una semplice prova. Era un passaggio.
«Mi sono messa a piangere. E davanti avevo Giorgia.»
Non erano lacrime di debolezza, ma di consapevolezza improvvisa. In quell’istante ha capito che qualcosa stava cambiando davvero. Che il sogno non era più soltanto un’idea privata, ma un’ipotesi concreta.
Quel palco è stato un punto di rottura. Non solo visibilità, ma fiducia. Non solo esposizione, ma possibilità. Da lì sono arrivate nuove strade, compresa La Preside. Non come un colpo di fortuna, ma come conseguenza di un percorso già iniziato molto prima.
Il peso del giudizio
Aurora appartiene a una generazione esposta continuamente allo sguardo degli altri. Commenti e opinioni arrivano subito, senza filtro. È facile lasciarsi definire da ciò che leggono gli altri su di te.
Il suo consiglio è diretto, quasi netto:
«Studiare. E non fermarsi ai giudizi degli altri.»
Le critiche costruttive servono, dice, ma non possono diventare il centro. Non possono sostituire la tua voce.
«Bisogna sognare e prendere tutto un po’ come un gioco.»
Non è leggerezza superficiale. È una forma di protezione. Un modo per non restare immobilizzati dalla paura di non essere abbastanza.
Social sì, ma con confini
I social le piacciono. Li usa per parlare con chi la segue, per condividere momenti, per costruire un dialogo diretto. Ma con una linea chiara.
«Condivido qualcosa della mia vita, ma non tutto. La vita privata è diversa dal lavoro.»
Fa live su TikTok, prova a rispondere ai messaggi — anche se sono tantissimi. C’è voglia di vicinanza, ma anche la consapevolezza che non tutto deve essere pubblico. In un tempo in cui tutto si mostra, scegliere cosa tenere per sé è già una forma di maturità.
Sogni, ma passo dopo passo
Quando si parla di futuro, non elenca obiettivi da conquistare come se fossero tappe obbligate.
«Per ora studio.»
Ha capito che fissare troppo un traguardo può trasformarsi in pressione. Se non arriva, il rischio è restare delusi. Preferisce lavorare, migliorare, accumulare esperienza.
Eppure, tra le parole, scivola un desiderio: progetti anche internazionali, magari con Muccino o Sorrentino. Lo dice piano, senza proclami. Non come ambizione gridata, ma come orizzonte possibile.
«Passo dopo passo.»
Non è prudenza. È strategia emotiva.
Il tempo di realizzare
C’è una cosa che ritorna spesso nei suoi racconti: realizza dopo. Vive il momento e solo più tardi comprende davvero cosa è successo.
Forse è questo che le permette di non farsi travolgere. Di restare leggera anche quando tutto si muove velocemente.
Il 6 febbraio è uscito Chiamami ancora Love. È una ripartenza musicale, ma non solo. Ha lavorato anche su un nuovo set cinematografico — per ora top secret — e continua a scrivere, a studiare, a prepararsi.
«Sto lavorando per voi», dice.
Non è una promessa costruita. Non è una frase da copione.
Somiglia di più a una dichiarazione silenziosa di impegno.
Aurora Venosa è ancora all’inizio. Ma è un inizio in cui le cose accadono prima ancora di essere pienamente comprese. E forse è proprio questo il suo equilibrio: fare un passo, poi un altro, lasciando che il senso arrivi dopo.
Perché a volte non è il sogno a inseguire te.
È la vita che ti mette davanti alla scena, accende la luce, e ti chiede semplicemente di restare lì — finché capisci che, senza accorgertene, sei già diventata parte della storia.