Stories, "Federico Zampaglione – Il regista horror che cantava canzoni d’amore". VIDEO

Spettacolo

Il bisogno di musica, i Tiromancino, la passione per il cinema, il debole per gli horror, l'amore per la famiglia, un pallone per tornare bambini e l'attesa del Natale. Il regista e cantautore si racconta al vicedirettore Omar Schillaci nella nuova puntata del ciclo di interviste dedicate ai protagonisti dello spettacolo. "Non ho mai trovato un'associazione tra le mie due anime, quella horror e quella romantica" 

È Federico Zampaglione il protagonista della nuova puntata di Stories, il ciclo di interviste ai principali interpreti dello spettacolo di Sky TG24 (IL PODCAST). Ospite del vicedirettore della testata Omar Schillaci, il regista e cantautore si racconta in “Federico Zampaglione – Il regista horror che cantava canzoni d’amore”, in onda su Sky TG24 e su Sky Arte e sempre disponibile On Demand. Con la regia di Francesco Venuto, l’intervista, tra un pezzo e l’altro del nuovo lavoro, è un susseguirsi di riflessioni e aneddoti della vita professionale (“Lucio Dalla era un amico, un maestro. Era incredibile, un uomo delle stelle direi, che aveva una visione tutta sua, filosofica ma anche molto ironica”) e privata (“una volta arrivò una lettera di recessione contratto da parte della casa discografica perché il disco non aveva venduto niente. Mia madre la vide, la mise sul tavolo della cucina e quando arrivai disse: ‘guarda un po' che c’è lì. Allora io la guardai un po' con la coda in mezzo alle gambe, perché volevo nascondere questa cosa, ma lei continuò dicendomi ‘adesso o veramente scrivi canzoni che la gente canta oppure ti trovi un altro lavoro’”) del poliedrico artista romano.

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Lo scorso 8 ottobre è uscito il tredicesimo album in studio dei Tiromancino, di cui Federico Zampaglione è frontman: ‘Ho cambiato tante case’. ‘Domenica’ è il singolo che ha anticipato la pubblicazione del nuovo disco, con lo stesso Zampaglione a curare la regia del videoclip con protagonisti il padre, la moglie, Carlo Verdone, Claudia Gerini e Gianni Bismark. Tutti parenti e amici, “tutte persone che si vogliono bene e si conoscono da tanto tempo, per ricreare quell’atmosfera che poi c’è mancata tanto, nel senso che quella condivisione, quella convivialità di un pranzo domenicale, di un barbecue, per più di un anno e mezzo è diventata una sorta di sogno, un qualche cosa di irrealizzabile. E quindi anche una celebrazione della semplicità che quando viene a mancare si fa sentire”.

Una giornata, la domenica, particolare per l’artista perché “è tipicamente amata dagli italiani in qualche modo. Vuoi per il calcio, vuoi perché si sta in famiglia. Però c’è sempre quel pizzico di malinconia perché non è un giorno vero e proprio di festa, ma un giorno in cui una parte di noi è già proiettata sui pensieri, sulle cose della settimana che sta per arrivare. Infatti nel singolo dico ‘penso a come organizzare un’altra settimana’”.

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Nell’intervista si parla della passione che Federico Zampaglione nutre per il genere horror, coltivata fin da ragazzino quando “andavo a vedere i film di Dario Argento, Lucio Fulci, Lamberto Bava, e di tutto lo scenario italiano dei grandi maestri del cinema di genere. Questa passione poi me la sono portata dietro, ho cominciato a dirigere i videoclip e ho fatto il mio primo film, ‘Nero bifamiliare’, una commedia nera un po' particolare al cui interno c’erano delle scene che diventano dark”. Ecco li “mi rendevo conto che quando sul set dovevo girare quelle scene per me era proprio il momento più bello, e allora mi dissi, visto il successo del film, ‘se ne girerò mai un altro farò un horror’, perché questa è la mia passione. Poi la cosa incredibile è che quando fai le cose da fan, per passione, queste ti vanno pure bene”.

Un amore, quello per l’horror, che sembrerebbe in qualche modo scontrarsi con una recensione inglese di qualche tempo fa, e in particolare con la descrizione in cui Zampaglione veniva rappresentato come autore di ‘romantic ballads’. Dunque, tradotto, autore di canzoni d’amore, e “non c’è niente di male nel dirlo, figuriamoci”. Un momento esilarante perché l’artista ricorda che “nella mia attività di regista di film horror, che erano completamente lontani da questo immaginario di canzoni, poi io andavo molto spesso all’estero visto che ‘Shadow’, il mio horror, era stato vendutissimo in tutto il mondo. E allora era divertente come la stampa, che poi si andava appunto ad informare, scoprisse che io facevo queste canzoni. Dicevano, basiti, ‘ah, you know? The bloody director of Shadow seems to be a very romantic singer in his country’: questa cosa li divertiva molto perché non trovavano un’associazione tra le due anime”. Associazione che, in effetti, “non ho trovato nemmeno io in tanti anni”.

Il papà, professore prima e preside poi, più sognatore, con cui c’è sempre stato un rapporto fantastico e che in qualche modo lo ha iniziato alla musica “facendomi ascoltare dischi di musica blues”. La mamma, dipendente all’interno dell’amministrazione di una scuola, più pragmatica, che osservava e che invece ha cercato di spronarlo a cercarsi un lavoro. E poi il fratello Francesco e i fratelli adottivi Tresor e Loretta. E’ un nucleo numeroso quello della famiglia d’origine di Federico Zampaglione, allargatosi poi con il tempo, costruito “con una certa pazienza, comprensione. Bisogna soprattutto essere molto attenti a fare determinate scelte sempre per i figli, perché è facile in certe occasioni farsi prendere dal nervosismo. Succedono delle cose, specialmente quando una relazione finisce e magari ne comincia un’altra, non è sempre semplicissimo perché siamo esseri umani. Però poi alla fine con il tempo, e con una certa apertura mentale da parte di tutti, si arriva a condividere anche momenti molto belli, senza quelle gelosie, quelle tensioni che altrimenti non fanno altro che avvelenare l’atmosfera in cui vivi e in cui poi crescono i tuoi figli”. Bei momenti, appunto, come quando Zampaglione, durante la pandemia, ha girato in casa con la figlia Linda ‘Bianca’ e ‘Bianca - Fase 2’, due short thriller horror “per ammazzare il tempo”.

In chiusura si tocca un’altra passione di Federico Zampaglione, quella per le canzoni di Natale. Ogni anno, infatti, “con Mario Donatone, bluesman italiano fortissimo, facciamo questo ‘Christmas blues’” ovvero blues, gospel, e canzoni del Natale riarrangiate nel locale dove ho cominciato, il Big Mama”. Manca all’appello, insomma, solo l’album con le canzoni di Natale rivisitate in versione blues.

 

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