Scala, al Castello Sforzesco di Milano va in scena il dietro le quinte di "Attila"

Spettacolo

Chiara Ribichini

Una video installazione, realizzata dagli allievi dell'Accademia della Scala, svela il backstage dell'opera di Giuseppe Verdi che inaugura la stagione. Il costumista Gianluca Falaschi a Sky TG24: "Il teatro non è solo di un piccolo gruppo ma è di tutti"

“Il teatro non è solo di un piccolo gruppo ma è di tutti”. Gianluca Falaschi, il costumista di Attila, l’opera di Verdi con cui si aprirà la stagione del Teatro alla Scala di Milano, riassume così a Sky TG24 il senso di Prima diffusa, la manifestazione che coinvolge tutta la città intorno al 7 dicembre. Un’iniziativa che apre le porte o, meglio, il sipario del Piermarini non solo dando la possibilità di seguire la prima gratuitamente in 40 luoghi diversi della città ma raccontando anche ciò che accade nei giorni di preparazione dell’evento più atteso dell’anno. Così, nella Sala Viscontea del Castello Sforzesco di Milano, grazie a una video installazione realizzata dagli allievi dell’Accademia della Scala, è possibile entrare dietro le quinte del teatro e vivere tutto il fermento delle prove dell’opera che andrà in scena il 7 dicembre sotto la direzione del Maestro Riccardo Chailly con la regia di Davide Livermore, scene di Giò Forma, video di d-Wok.

Dietro le quinte di Attila

“L’Accademia ha documentato nel corso degli ultimi mesi, in maniera scientifica e appassionata, tutto quello che sta accadendo dietro le quinte. E’ un mutuo scambio tra gli allievi e le maestranze del teatro” racconta Falaschi. E i bozzetti esposti nella Sala Viscontea, così come i costumi o le teste in silicone complete di trucco e capigliatura, mostrano proprio come questo scambio artistico e culturale abbia coinvolto tutti gli allievi dei vari indirizzi di studio dell’Accademia (scenografia, make up, fotografia e video di scena ecc.) coordinati da Luca Scarzella. Sulle pareti della Sala Viscontea scorrono in anteprima le immagini delle scene di Attila. “La scelta del Castello Sforzesco” spiega l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno (VIDEO) “è legata alla testimonianza storica del passaggio di Attila a Milano, ecco perché abbiamo voluto riprodurre qui l’accampamento del re degli Unni. Ma è legata anche al fatto che il Castello racchiude i più importanti istituti di cultura e di trasmissione della storia della città”.

"Un Novecento distopico"

La scena dell’Attila di Giuseppe Verdi che andrà in scena il 7 dicembre riproduce quello che il regista Livermore ha definito in conferenza stampa un Novecento distopico. “Si parla di realtà distopica quando si cita la storia ma si dà la possibilità che avvenga in modo un po’ differente da quello che era” spiega Falaschi. “E’ un modo per aprire quest’opera non solo a quella guerra ma a tutte le guerre. Verdi porta in scena la disperazione e la solitudine di una guerra che tutto sommato non è mai finita. I morti, i feriti, la disgregazione dell’animo umano”. E aggiunge: “A un certo punto vedremo affacciarsi anche altre epoche ma non voglio anticipare nulla”.
Da questo "universo parallelo", come lo ha definito Livermore, scompaiono tutti i riferimenti storici. L'obiettivo è essere "al servizio di Verdi" senza distogliere l'attenzione dall'opera. Anche per questo, il regista ha deciso di evitare la caduta del ponte su cui si trovano per un faccia a faccia Attila e il generale romano Ezio. Il ponte si dividerà, ma non sarà distrutto "per rispetto dei morti e della sofferenza" di chi ha vissuto il crollo del ponte di Genova

I costumi di Attila

Per quanto riguarda i costumi, nell'attualizzazione di Attila scompaiono le pellicce di montone e le corna degli Unni. Una scelta funzionale a rendere l’opera attuale. “Per i costumi sono partito da un 1940 senza paura di contraddizioni. Contraddirsi o aprirsi ad altre citazioni è il compito del teatro che deve darti delle visioni, delle possibilità e non delle certezze. Deve dare allo spettatore la possibilità di comporre il pensiero insieme alla musica e agli artisti” ha svelato Falaschi. E sui personaggi: “I protagonisti dell’opera di Verdi non sono mai buoni o cattivi in senso assoluto ma sono sempre conflittuali nella loro essenza. Come l’umanità”. 

La "prima delle prime"

Per Falaschi sarà il primo 7 dicembre. “E’ proprio la prima delle prime e man mano che si avvicina la data l’emozione si sente”. Come si arriva a un 7 dicembre?  “Non so dar suggerimenti. Io credo che il teatro sia un tramandare modalità. Quello che ho fatto e che hanno fatto soprattutto i maestri dell’Accademia della Scala con Attila è dare ai ragazzi la possibilità di esprimersi perché saranno loro i futuri sette dicembre. Non so come ci arriveranno. So soltanto che il teatro, se lo ami, alla fine ti accoglie sempre”.

 

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