Alice Rohrwacher tra nostalgia e memoria

Spettacolo

Denise Negri

Alice e Alba Rohrwacher al Festival di Cannes 2018 (foto: Ansa)

La voglia di condividere una memoria passata. Lei che dopo i successi a Cannes di "Corpo Celeste" e "Le meraviglie" ha deciso di rimanere a vivere in Umbria, anche in "Lazzaro felice" rivolge il suo sguardo etereo e delicato alla natura

Non è nostalgia quella di Alice Rohrwacher è piuttosto la voglia di condividere una memoria passata. Lei che dopo i successi a Cannes di "Corpo Celeste" e "Le meraviglie" ha deciso di rimanere a vivere in Umbria in una grande e semplice casa di campagna, anche in "Lazzaro felice" rivolge il suo sguardo etereo e delicato alla natura. "Volevo testimoniare il passaggio dalla mezzadria alla società di oggi, un passaggio che è stato anche brusco", dice. Alice, che rivendica con giusto orgoglio "uno sguardo libero", ha la consapevolezza che il suo cinema abbia bisogno di circuiti autorevoli come il Festival di Cannes per arrivare poi in sala, al grande pubblico.

Un film colorato e corale

"È stato un film colorato e corale con attori professionisti e non, famosi e sconosciuti che ha raccolto in sé una grande diversità. Mi auguro che il pubblico sarà altrettanto eterogeneo", dice la sorella minore di Alba che dell'essere regista ama soprattutto "il senso di collettività che nasce dopo il primo momento di solitudine".

Ama la semplicità Alice e non è difficile notarlo: poco trucco, scarpe comode, interviste se strettamente necessario, in città solo per lavoro. È appassionata e sincera, grata delle attenzioni di stampa e colleghi ma comunque attenta al suo tempo e disincantata tanto da dire: "non sono di quelle che credono che si stava meglio quando si stava peggio".

Certo il mondo contadino e rurale torna e ritorna nei suoi lavori, nelle sue immagini, nelle sue emozioni, però qui oltre a raccontarlo, voleva parlare senza retorica di un uomo buono, quasi una figura mitologica a metà strada tra la santità e l'innocenza. Lazzaro, che attraversa il tempo senza invecchiare, che non conosce l'invidia e non si accorge delle offese e dei torti subiti, vive la vita e lo scorrere del tempo con estatica bontà. Quella stessa bontà, conclude Alice, "di cui non bisognerebbe mai avere paura".

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