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Il talento di Garrone, lontano dalla cronaca pensando a “Pinocchio”

Spettacolo

Denise Negri

Matteo Garrone a Cannes 2018 (Getty Images)

Il regista si allontana da eventuali polemiche sulla questione della denuncia di risarcimento milionario fatta dalla madre della vittima del "canaro": "Da parte mia nessuna intenzione di ricostruire il fatto di cronaca"

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"Non credo abbiano visto il film ma posso capire che ci sia da parte loro un dolore ancora vivo. Da parte mia non c'è stata nessuna intenzione di ricostruire il fatto di cronaca".

Lontano dalle polemiche

Matteo Garrone vuole allontanarsi da eventuali polemiche e risponde con schietta sincerità alla questione della denuncia di risarcimento milionario fatta dalla madre della vittima del "canaro". Rientrato a Roma dopo la "sbornia" degli applausi a Cannes, il premio dato a Marcello Fonte e l'accoglienza positiva dei giornalisti, affronta con il sorriso il successo che Dogman sta riscuotendo anche in sala e rassicura il pubblico che il film "non è violento e non è splatter, è solo dolce e crudele come la vita".

Nel suo studio sulla Tiburtina, accanto alle locandine di "L'imbalsamatore" "Gomorra", "Reality" e il "Racconto dei racconti", tutti presentati sulla croisette e alcuni tornati vincitori, su un tabellone ci sono ancora fotogrammi di ogni scena del film e prove di scenografia del suo Dogman, un'idea nata 12 anni fa e realizzata, dice con modestia: "tra la fine di un lavoro e l'inizio di un altro". C'è da credergli, perché se nella trasposizione cinematografica del fantasy tratto dal libro di Giambattista Basile aveva dovuto dirigere una troupe di cento persone, qui ha potuto mettere a frutto quanto imparato da un'esperienza così complicata e allo stesso tempo tornare alla libertà espressiva dei suoi primi film.

Il talento? "Riuscire a fare in maniera semplice cose difficili"

Non a caso, come lui stesso dice aprendo più che può il suo noto sorriso "il talento è riuscire a fare in maniera semplice delle cose difficili. A volte credo di averne ma so che è qualcosa che può sparire all'improvviso". Oltre al talento, qui, c'è anche la gioia di aver portato la Magliana degli anni '80 a Castel Volturno, di aver sperimentato nuovi linguaggi e di aver messo il suo sguardo personale nella storia.

E così, senza quasi accorgersene, il regista romano fa intravedere una nuova consapevolezza professionale e artistica alla vigilia di quello che lui descrive come "il suo film impossibile". La messa in scena di "Pinocchio". Per fortuna c'è sempre il piano b, e per Matteo è tornare a fare il maestro di tennis.