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La Luna si sta restringendo: lo dimostrano i sismi lungo le faglie

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3' di lettura

Un team di studiosi ha scoperto che, a causa del raffreddamento del nucleo, la Luna si restringe, provocando delle spaccature (faglie) sulla superficie, lungo le quali potrebbero generarsi ancora oggi dei 'lunamoti'

La Luna trema e lo fa perché si sta restringendo. Dal confronto dei dati sismici delle missioni Apollo e delle recenti immagini del Lunar Reconnaissance Orbiter (Lro) della Nasa, un team di scienziati ha infatti scoperto che, mentre il suo nucleo interno si raffreddava, il satellite terrestre si contraeva, originando sulla superficie migliaia di spaccature (faglie tettoniche) lungo le quali, ancora oggi, potrebbero generarsi dei ‘lunamoti’. Ad avanzare questa nuova ipotesi sulla rivista Nature è un gruppo di ricercatori guidati da Nicholas Schmerr, geologo dell’Università del Maryland, e Thomas Watters, senior scientist del Center for Earth and Planetary Studies presso la Smithsonian Institution a Washington.

Sismi vicini alle faglie

I ricercatori hanno sviluppato un nuovo algoritmo per analizzare più accuratamente i dati raccolti dai 5 sismografi installati sulla Luna negli anni ’60 e ’70 dalle missioni Apollo. Questi strumenti hanno registrato in totale 28 eventi sismici fino al 1977, anno della loro disattivazione, con una magnitudo che sulla Terra sarebbe stata da 2 a 5. Dopodiché, gli studiosi hanno sovrapposto le coordinate degli epicentri dei lunamoti con le immagini del Lro, notando che l’origine di questi fenomeni era situata nelle vicinanze delle faglie. Secondo gli esperti, almeno otto sismi sarebbero stati causati da una vera e propria attività tettonica lungo le faglie anziché dall’impatto di asteroidi come precedentemente ipotizzato. Inoltre, le immagini dell’orbiter della Nasa mostrano evidenze fisiche di recenti movimenti geologici, come frane e massi caduti. “È abbastanza probabile - spiega Schmerr - che le faglie siano attive ancora oggi. Non capita spesso di vedere una tettonica attiva, eccetto che sulla Terra, quindi è molto eccitante pensare a come queste faglie potrebbe ancora generare lunamoti”.

Luna ancora tettonicamente attiva

Stando alle nuove stime, gli epicentri si sono verificati entro 30 km dalle faglie, mentre sei degli otto lunamoti sono avvenuti quando la Luna si trovava vicina al suo apogeo, il punto dell’orbita più lontano dalla Terra. Come spiegano gli esperti, in questa posizione la tensione mareale indotta dalla gravità terrestre causa un picco nella tensione complessiva sulla crosta lunare, facendo molto probabilmente scivolare le faglie tettoniche. “Riteniamo che sia molto probabile che questi otto lunamoti siano stati prodotti da faglie in scorrimento, via via che la tensione si è accumulata allorché la crosta lunare è stata compressa dalla contrazione globale e dalle forze di marea”, ha spiegato Watters. Questo fatto, conclude lo studioso, potrebbe indicare che i sismometri belle missioni Apollo hanno registrato una contrazione della Luna, la quale con buona probabilità è ancora tettonicamente attiva. Secondo gli autori della ricerca, le future missioni sulla Luna potranno portare ulteriori progressi nella comprensione della geologia lunare.

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