Esperimento Borexino, si è scoperto come brillano le stelle giganti

Scienze

Dopo trent’anni di ricerche è stata fatta luce su uno dei più grandi misteri dell’universo. “Ora abbiamo finalmente la prima fondamentale conferma sperimentale di come brillino le stelle più pesanti del Sole” conferma Gianpaolo Bellini, alla guida dell’esperimento Borexino

È avvenuta la prima rivelazione dei neutrini prodotti nel Sole dal ciclo Cno (carbonio-azoto-ossigeno). Dopo trent’anni di ricerche è stata fatta luce su uno dei misteri più oscuri dell’universo: come mai le stelle brillano senza collassare. È stato possibile grazie allo studio proprio dei neutrini emessi dal Sole, che hanno permesso di fare un grande passo in avanti nella comprensione dei meccanismi stellari.  Grazie al lavoro dell’esperimento Borexino, una collaborazione scientifica, ai Laboratori nazionali del Gran Sasso dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, pubblicata mercoledì 25 novembre su Nature.

L’esperimento Borexino

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“L’implicazione di questa nuova misura per la comprensione dei meccanismi stellari è enorme: infatti, poiché il ciclo Cno è preponderante nelle stelle più massicce del Sole, con questa osservazione Borexino ha raggiunto l’evidenza sperimentale di quello che di fatto è il canale dominante nell’universo per la combustione dell’idrogeno” spiegano gli esperti dell’Istituto nazionale di astrofisica. “Ora abbiamo finalmente la prima fondamentale conferma sperimentale di come brillino le stelle più pesanti del Sole” annuncia Gianpaolo Bellini, ideatore e suo coordinatore per 22 anni dell’esperimento Borexino, una collaborazione tra Italia, Germania, Francia, Polonia, Stati Uniti e Russia. Bellini è anche professore dell’Università di Milano e ricercatore Infn.

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Il 'cacciatore' di neutrini del Gran Sasso compie 10 anni - Infn

Oltre ogni limite

“Questo è il culmine di trent’anni di lavoro” dichiara Bellini all’Inaf “e di oltre dieci anni di scoperte di Borexino nella fisica del Sole, dei neutrini e infine delle stelle. Dal 1990 il gruppo di Milano ha avuto un ruolo chiave nella progettazione e costruzione del rivelatore, con un contributo dell’Università di Princeton, e successivamente, per quanto riguarda l’Infn, in collaborazione con i gruppi di Genova, Gran Sasso, Perugia, nell’ambito di una collaborazione internazionale”. “La rivelazione dei neutrini prodotti nel ciclo Cno annunciata da Borexino è il coronamento di uno sforzo incessante, durato anni, che ci ha portato a spingere la tecnologia a scintillazione liquida oltre ogni limite precedentemente raggiunto, e a fare del cuore di Borexino il luogo meno radioattivo del mondo” è invece il commenta di Marco Pallavicini, professore dell’Università di Genova e membro della giunta esecutiva dell’Infn.

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