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Scoperta la più profonda eruzione vulcanica sottomarina nota all’uomo

Scienze
Immagine di archivio (Getty Images)

La sua evoluzione è stata descritta sulla rivista Frontiers in Earth Science da un team di ricerca guidato dall’Agenzia americana per l’atmosfera e gli oceani e dall’Università dell’Oregon 

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Un gruppo di ricerca internazionale guidato dall’Agenzia americana per l’atmosfera e gli oceani (Noaa) e dall’Università dell’Oregon ha descritto sulla rivista di settore Frontiers in Earth Science l’evoluzione dell’eruzione vulcanica sottomarina più profonda mai documentata al mondo. Avvenne nel 2015 sull’orlo della Fossa delle Marianne, a oltre 4000 metri di profondità nell’oceano Pacifico, e riversò una notevole quantità di magma, il quale a contatto con l’acqua si cristallizzò, dando vita a una distesa di vetro vulcanico lunga più di 7 chilometri.

L’attività vulcanica sottomarina

"Sappiamo che la maggior parte dell'attività vulcanica del mondo si svolge negli oceani, ma rimane per lo più inosservata e sconosciuta", chiarisce il geologo marino Bill Chadwick. L’esperto spiega inoltre che di solito i terremoti sottomarini legati a questa tipologia di vulcanesimo sono di scala ridotta ed è difficile rilevarli con la strumentazione presente sulla terraferma. Inoltre, spesso avvengono in aree molto profonde e non lasciano alcun indizio in superficie. “Tutto ciò rende le eruzioni sottomarine estremamente elusive”, conclude Chadwick.

La scoperta dell’eruzione

L’eruzione avvenuta in prossimità della famosa Fossa delle Marianne fu individuata per la prima volta nel dicembre del 2015 da Sentry, un veicolo sottomarino autonomo appartenente all’organizzazione no-profit Woods Hole Oceanographic Institution. Le immagini scattate in quell’occasione permisero di notare la lunga distesa di vetro vulcanico integra e priva di sedimenti. Nelle sue vicinanze c’era una fonte idrotermale da cui sgorgava un liquido lattiginoso, indice della presenza di lava ancora calda.
Nel 2016 furono organizzate altre osservazioni utilizzando due veicoli sottomarini autonomi: il Deep Discover del Noaa e il SuBastian della Schmidt Ocean Institute. Le nuove rilevazioni consentirono di notare che il sistema idrotermale si era nel frattempo popolato di gamberi e aragoste. Non erano invece presenti anemoni e spugne. In seguito, altre osservazioni evidenziarono un rapido declino del sistema idrotermale e ciò aiutò gli esperti a capire che l’eruzione doveva essersi verificata solo alcuni mesi prima della scoperta di Sentry.