In Evidenza
Altre sezioni
altro

Scoperta nel cervello l’origine della narcolessia

Scienze
Immagine di archivio (Getty Images)

Uno studio ha dimostrato che il disturbo del sonno è causato dall’eliminazione da parte di alcuni linfociti T autoreattivi dei neuroni che producono il neurotrasmettitore ipocretina 

Condividi:

La narcolessia è una patologia caratterizzata da frequenti attacchi di sonno diurni, spesso impossibili da controllare. Colpisce circa lo 0,05% della popolazione. Un recente studio ha dimostrato che è causata dall’eliminazione del neurotrasmettitore ipocretina (noto anche come oressina) a opera di alcuni linfociti T.
La scoperta, pubblicata sulle pagine della rivista scientifica Nature, è stata possibile grazie alla collaborazione tra l’Istituto di ricerca in Biomedicina di Bellinzona (affiliato all’Università della Svizzera italiana), il Politecnico di Zurigo e il Dipartimento di Neurologia dell’Inselspital di Berna.

La ipocretina e i linfociti T

L’ipocretina è coinvolta nel processo di regolazione del ritmo sonno-veglia. Alcuni linfociti T autoreattivi sono in grado di riconoscere il neurotrasmettitore e uccidere, direttamente o indirettamente, i neuroni che lo producono. Questa scoperta è stata resa possibile dalle analisi approfondite condotte dai ricercatori sul sistema immunitario dei pazienti affetti da narcolessia.
“Grazie all’impiego di nuovi metodi sperimentali siamo riusciti a identificare i linfociti T specifici per l’ipocretina quali responsabili di questa malattia”, dichiara la professoressa Federica Sallusto dell’Istituto di ricerca in Biomedicina di Bellinzona. “Questi linfociti autoreattivi possono causare un’infiammazione che porta al danno neuronale o addirittura uccidere i neuroni che producono l’ipocretina”, spiega la ricercatrice. “Bloccandoli nelle prime fasi, si potrebbe prevenire la progressione della malattia”.

L’opinione degli esperti

“Questa pubblicazione aumenterà la consapevolezza sulla narcolessia, che rimane poco conosciuta tra la popolazione e spesso non diagnosticata in tempi brevi dai medici”, afferma il professor Claudio Bassetti dell’Inselspital di Berna. “Lo studio aprirà anche nuove opportunità per una diagnosi precoce e nuovi approcci terapeutici per questa malattia invalidante”.
“I risultati ottenuti rappresentano un importante passo avanti e uno stimolo a continuare le nostre ricerche immunologiche su altre forme di disturbi del sonno”, aggiunge Daniela Latorre, co-autrice dello studio e ricercatrice presso l’Istituto di Microbiologia del Politecnico di Zurigo.
“Questo è un ottimo esempio di ricerca traslazionale che coinvolge scienziati di base e ricercatori clinici ed è stato reso possibile grazie a tutti i pazienti che hanno partecipato al protocollo di studio”, sostiene il Dottor Mauro Manconi, co-autore dello studio.