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Coronavirus e gravidanza, tutto quello che si sa fino ad ora

Salute e Benessere

Il Ministero della Salute e l'Istituto Superiore di Sanità hanno dedicato sezioni dei propri siti, citando anche i primi studi scientifici prodotti sul tema, alle mamme in dolce attesa. Ecco quello che è emerso fino ad ora

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Tra le categorie di persone particolarmente preoccupate per l’emergenza legata al coronavirus ci sono anche le donne in dolce attesa. A loro, il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità ha dedicato alcune sezioni dei rispettivi siti web per comunicare tutto ciò che di utile e di scientificamente rilevante occorre segnalare. (CORONAVIRUS - LO SPECIALE DI SKY TG24)

Le indicazioni del Ministero della Salute

In particolare, il Ministero della Salute, all’interno della sezione “Domande e risposte”, dedica un capitolo specifico al tema. Le donne in gravidanza sono più suscettibili alle infezioni o hanno un rischio maggiore di sviluppare una forma severa di COVID-19? A questa prima domanda gli esperti rispondono che “non sono riportati dati scientifici sulla suscettibilità delle donne in gravidanza al virus. La gravidanza comporta cambiamenti del sistema immunitario che possono aumentare il rischio di contrarre infezioni respiratorie virali, tra cui quella da SARS-CoV-2. Inoltre le donne in gravidanza potrebbero mostrare un rischio maggiore di sviluppare una forma severa di infezioni respiratorie virali”. Il consiglio, anche per le donne in gravidanza, è quello di intraprendere le normali azioni preventive per ridurre il rischio di infezione, come lavarsi spesso le mani ed evitare contatti con persone malate. Seconda questione: quali sono gli effetti di COVID-19 durante la gravidanza? Al momento, replicano i medici, “non sono riportati dati scientifici sugli effetti di COVID-19 durante la gravidanza. In caso di infezione in corso di gravidanza da altri coronavirus correlati (come SARS-CoV e MERS-CoV) sono stati osservati casi di aborto spontaneo mentre la presenza di febbre elevata durante il primo trimestre di gravidanza può aumentare il rischio di difetti congeniti”. Infine, un’ulteriore domanda, molto importante: le donne in gravidanza con COVID-19 possono trasmettere il virus al feto o neonato? Secondo il Ministero, analizzando i dai dati presenti in letteratura, al momento limitati, non sono stati riportati casi di trasmissione dell’infezione da altri coronavirus da madre a figlio. I dati recenti (un caso è capitato anche a Piacenza mentre un altro a Massa) riguardo bambini nati da madri con COVID-19 indicano che nessuno di essi è risultato positivo. Inoltre, il SARS- CoV- 2 non è stato rilevato nel liquido amniotico.

Gli studi scientifici

Anche l’Iss è in campo per affrontare il tema e grazie al lavoro della comunità scientifica italiana di neonatologi, pediatri, ginecologi e ostetriche ha aderito all’iniziativa di istituire un gruppo di lavoro, al fine di prendere in esame e divulgare gli aggiornamenti della letteratura scientifica sul tema COVID-19 per quanto riguarda gravidanza, parto e allattamento. Tra questi, gli esperti segnalano un documento del Royal College of Obstetricians & Gynaecologists inglese secondo cui, all’interno dei presidi sanitari i casi sospetti/probabili di donne in gravidanza contagiate dovrebbero essere assistiti in regime di isolamento e i casi confermati in camere isolate con sistemi di areazione a pressione negativa da allestire nei reparti, nel blocco travaglio/parto e in terapia intensiva. “Per la diagnosi della condizione l’imaging del torace, preferibilmente mediante la Tac, è raccomandato per tutte le donne in gravidanza con infezione da SARS–CoV 2 sospetta, probabile o confermata. Non sono disponibili evidenze di trasmissione verticale del virus e il timing e le modalità del parto come la scelta dell’anestesia generale o regionale dipendono dalle condizioni cliniche della donna, dall’età gestazionale e dalle condizioni fetali”, dicono gli esperti. Il documento, aggiornato al 19 marzo 2020 e redatto dal RCOG in collaborazione con il Royal College of Midwives, Royal College of Paediatrics and Child Health, Public Health England and Health Protection Scotland, aggiunge alcune novità, tra le quali  la raccomandazione di evitare il parto in acqua per le donne con infezione da SARS-CoV-2 a seguito dell’evidenza di una trasmissione del virus per via fecale. “Meritevole di attenzione un nuovo statement sull’importanza di utilizzare la TAC del torace che è ritenuta un esame essenziale nella valutazione delle pazienti con complicazioni polmonari da COVID 19. In caso di indicazione clinica il documento raccomanda di eseguire la TAC senza ritardi motivati dal timore di danni fetali”, spiegano gli esperti.  

L’infezione da SARS-CoV-2 in gravidanza: al via studio prospettico dell’ItOSS

Il 25 marzo, l’Iss in collaborazione con tutte le Regioni e Provincie autonome italiani ha avviato lo studio osservazionale di coorte “L’infezione da SARS-CoV-2 in gravidanza e in puerperio: studio dell’Italian Obstetric Surveillance System” che mira a studiare i casi di contagio tra le donne che, in gravidanza e in puerperio, effettuano controlli negli ospedali. In Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Campania e a Trento nel corso dello studio verrano anche raccolti campioni biologici materni, fetali e annessiali per la ricerca del virus e per lo studio delle possibili vie di trasmissione materno-fetale dell’infezione. “In questa fase di incertezza, l’auspicio è che il progetto possa offrire tempestivamente informazioni a sostegno della gestione clinica, organizzativa e logistica della gravidanza complicata da COVID-19 in Italia e nei Paesi che si troveranno ad affrontare l’epidemia nei prossimi mesi”, scrivono gli esperti dell'Iss sul portale Epicentro. 

Un’analisi dalla Cina

Aggiornando la questione con alcuni tra gli studi clinici più importanti, l’Iss cita una recente pubblicazione su “The Lancet” che descrive un’analisi preliminare dei dati clinici di 15 donne in gravidanza con diagnosi di COVID-19 tra il 20 gennaio e il 10 febbraio 2020 in Cina. Sul totale delle 15 donne prese in esame, 11 hanno partorito e 4 sono ancora in gravidanza. I sintomi più comuni sono la febbre (in 13 donne su 15) e la tosse (9 su 15), mentre due pazienti erano asintomatiche e la linfocitopenia (la diminuzione patologica del numero dei linfociti, un tipo di globuli bianchi nel sangue) e l’aumento della PCR (una proteina di fase acuta, prodotta dal fegato e rilasciata in circolo in seguito ad infiammazione) sono i parametri di laboratorio risultati più frequentemente associati.

Allattamento e rooming in

Capitolo allattamento. L’Iss cita un documento del Collège National des Gynécologues et Obstétriciens Français che indica la valutazione caso per caso dell’eventuale separazione madre-bambino dopo la nascita e delle modalità di allattamento. Nell’attuale incertezza legata alla poca evidenza scientifica disponibile, il rapporto offre una sintesi di quanto già raccomandato dalle principali agenzie di salute pubblica e società scientifiche. In sostanza “se la madre è asintomatica o con sintomatologia moderata, l’allattamento e il rooming in (il contatto madre-bimbo subito dopo la nascita all'interno della stessa stanza) possono essere considerati dalla madre in collaborazione con i professionisti sanitari”. Diversamente, nel caso in cui “la madre presenti un quadro clinico critico, la separazione sembra l’opzione migliore, provando a spremere il latte per mantenere la produzione”. Gli autori non specificano l’eventuale uso del latte materno spremuto o di latte umano donato, ma indicano anche come la trasmissione attraverso il latte materno sia poco plausibile.