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Raid in bar di Roma: Cassazione conferma le condanne ai Di Silvio

Lazio

I giudici della Seconda sezione penale hanno quindi respinto il ricorso di Alfredo ed Enrico Di Silvio condannati in appello rispettivamente a 4 anni e 10 mesi di reclusione e 3 anni e 2 mesi di reclusione

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Confermate ieri dalla Cassazione le condanne a carico di due appartenenti al clan dei Di Silvio  Alfredo ed Enrico, nipote e nonno, accusati del raid punitivo in un bar di Roma avvenuto il primo aprile del 2018. I giudici della Seconda sezione penale hanno quindi respinto il ricorso di Alfredo ed Enrico Di Silvio condannati in appello rispettivamente a 4 anni e 10 mesi di reclusione e 3 anni e 2 mesi di reclusione nel maggio del 2019.

L'aggressione

L'aggressione, connotata dall'aggravante mafiosa, avvenne al Roxy bar in zona Romanina. Oltre al gestore del bar, malmenato e preso di mira con insulti razzisti insieme alla moglie, fu presa a cinghiate anche una cliente disabile, che aveva reagito invitando i malviventi ad andarsene. Il raid fu compiuto per rappresaglia dopo che i Di Silvio con il cugino Antonio Casamonica non erano stati serviti subito. 

Le condanne

Con i due Di Silvio, in appello, è stato condannato a 4 anni e 8 mesi anche Vincenzo Di Silvio, fratello di Alfredo, che non ha fatto ricorso alla Suprema Corte e pertanto per lui è diventato definitivo il verdetto d'appello. Per tutti è stata sempre riconosciuta l'aggravante mafiosa. L’udienza in Cassazione per Antonio Casamonica, condannato a 6 anni dalla Corte di Appello di Roma, si terrà il prossimo dieci settembre. 

Le intimidazioni

Nei giorni successivi all’aggressione, Alfredo Di Silvio e la madre Ivana Casamonica avevano tentato di parlare con il gestore del bar mentre era ricoverato in ospedale per le lesioni subite, mentre Enrico Di Silvio era tornato al locale offrendosi di risarcire i danni. Al rifiuto dei gestori disse: "allora volete la guerra". Il 7 aprile altre intimidazioni, da parte di Vincenzo e Alfredo Di Silvio a bordo delle loro macchine in sosta davanti al 'Roxy' bar. Il 28 aprile, infine, la moglie dell’esercente aveva denunciato ulteriori minacce ricevute da Vincenzo e Alfredo Di Silvio accompagnati anche dal padre Anacleto.