Gli attacchi iraniani agli impianti del Golfo continuano a mettere pressione sul fronte energetico all'Italia, che dopo il decreto di 20 giorni per ridurre i prezzi dei carburanti si concentra sulle relazioni internazionali per tamponare l'emergenza
La guerra in Iran, in particolar modo dopo l'attacco di Teheran a uno dei più grandi impianti del mondo in Qatar, mette pressione al governo sul fronte energetico. Dopo il decreto della durata di 20 giorni che ha tagliato le accise per ridurre il prezzo dei carburanti e cercare di impedire le speculazioni, ora l'esecutivo si concentra sulle relazioni internazionali per tamponare l'emergenza.
Mercoledì 25 la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sarà in Algeria, mentre il Ministro della Sicurezza energetica Pichetto Fratin fa capire che si sta considerando anche di riattivare le centrali a carbone.
In serata è arrivato poi il comunicato congiunto dei ministri degli Esteri del G7 che sostiene il diritto a difendersi dei Paesi vittime degli ingiustificati attacchi dell'Iran, ribadisce che Teheran non deve dotarsi di armi nucleari e deve interrompere il programma di missili balistici, chiarisce che i leader internazionali sono pronti ad adottare le misure necessarie per sostenere l'approvvigionamento energetico globale, come il rilascio delle scorte deciso dall'agenzia internazionale per l'energia l'11 marzo.
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