Legge elettorale, ricorsi alla Corte Costituzionale: iter, tempi e punti critici

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Dopo il via libera definitivo alla Camera dello "Stabilicum", approvato con 227 sì contro 164 no, i partiti di opposizione presenteranno lunedì 12 ottobre le iniziative dirette alla Corte Costituzionale. L'obiettivo è quello di sottoporre i motivi di incostituzionalità della legge elettorale in una trentina di distretti di Corte di appello in tutto il Paese

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I ricorsi contro la legge elettorale approdano al centro del confronto politico. Dopo il via libera definitivo alla Camera dello "Stabilicum", approvato con 227 sì contro 164 no, i partiti di opposizione presenteranno lunedì 12 ottobre le iniziative dirette alla Corte Costituzionale. L'obiettivo, spiega Adnkronos, è quello di sottoporre i motivi di incostituzionalità della legge elettorale voluta dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni in una trentina di distretti di Corte di appello in tutto il Paese. A sottoscrivere i ricorsi sono anche giuristi e comuni cittadini.

I ricorsi dell'opposizione

I ricorsi alla Corte Costituzionale saranno depositati quando la legge elettorale entrerà in vigore, 15 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Da quel momento scatterà la corsa contro il tempo per arrivare a una pronuncia della Consulta. In caso di procedimento semplificato, i tribunali potrebbero fissare la prima udienza dopo 40 giorni e valutare se sollevare la questione di legittimità costituzionale. L’eventuale ordinanza dovrà poi essere notificata alle parti interessate, tra cui la presidente del Consiglio, mentre nei 20 giorni successivi alla notifica potrebbe essere fissata la prima udienza davanti alla Corte, da effettuare nei 20 giorni seguenti. L'iter nel complesso durerebbe circa tre mesi. L’obiettivo dei promotori è quindi arrivare a una pronuncia della Consulta a partire da febbraio.

I punti critici 

Sono cinque i punti della riforma elettorale su cui si concentrano i ricorsi e sui quali viene sollevato il dubbio di una possibile incostituzionalità. Al centro della contestazione c’è l’introduzione solo parziale del sistema delle preferenze, insieme al numero di firme richiesto per presentare le liste, considerato troppo elevato. Nel mirino anche le norme sulla parità di genere, ritenute insufficienti a garantirla pienamente, e il meccanismo per l’attribuzione del premio di maggioranza. L’ultimo aspetto riguarda poi la ridefinizione delle circoscrizioni Estero, con la creazione al Senato di un unico collegio denominato “Mondo”.

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