In Evidenza
Altre sezioni
altro

Per continuare la fruizione del contenuto ruota il dispositivo in posizione verticale

Genitori biologici, a 10 anni dalla sentenza della Consulta manca ancora una legge

Politica

Costanza Oliva

©Getty

La legge 184/83 è stata dichiarata incostituzionale nel 2013 nella parte in cui non prevede la possibilità, per chi non è stato riconosciuto alla nascita, di conoscere l'identità della madre biologica. Arecchia, presidente Comitato nazionale origini biologiche: "Necessario uniformare le procedure in tutti i Tribunali dei Minori"

Il tuo browser non supporta HTML5

Condividi:

La legge sulle adozioni (L. 184/83, art. 28, c. 7) è conosciuta anche come la “legge dei cento anni”. Viene chiamata così perché chi non è stato riconosciuto alla nascita deve aspettare letteralmente un secolo prima di poter accedere alle generalità della madre biologica. A prevederlo, in realtà, è il Codice della Privacy perché la legge sulle adozioni stabilisce il divieto assoluto e a vita ad accedere a queste informazioni. Quello dei cento anni è insomma “uno sconto di pena”, come l’ha ironicamente definito Anna Arecchia, presidente del Comitato nazionale per il diritto alle origini biologiche che da anni si batte perché le cose cambino. Nel 2013 la Corte ha dichiarato incostituzionale la legge 184/83 nella parte in cui non prevede, attraverso un procedimento stabilito dalla legge, che, su richiesta del figlio, il giudice possa interpellare la madre biologica affinché scelga se rimuovere l’anonimato. Da quella sentenza sono passati dieci anni, ma la legge ancora non è cambiata.

 

Quindici anni fa nasceva il Comitato nazionale per il diritto alle origini biologiche, di cui è presidente. Cosa ricorda dell’inizio?

Per tanti di noi era un argomento tabù: nella mia famiglia nessuno mi aveva mai detto che ero stata adottata, l’ho scoperto da sola attraverso voci che mi sono arrivate e ricerche fatte di nascosto. Pian piano ho iniziato a conoscere persone nella mia stessa situazione. Alla fine degli anni ’90 sui primi forum ci presentavamo con degli pseudonimi, ci vergognavamo di dire il nostro nome e cognome. Ci sentivamo delle persone bollate che avevano un passato da nascondere. Esserci incontrati in migliaia in tutta Italia ci ha permesso di confrontarci, darci coraggio e capire che era necessario fare qualcosa. Per questo nel 2008 abbiamo fondato il Comitato con l’obiettivo di cambiare la legge 184/83 sulle adozioni.

 

Perché è così importante che ci sia una legge nonostante la situazione sia cambiata dopo la sentenza della Corte costituzionale?

È necessaria una legge per uniformare in tutti e 29 i Tribunali per i Minori le procedure di accesso alle origini biologiche per chi non è stato riconosciuto alla nascita che, al momento, sono invece totalmente affidate alla discrezionalità del giudice di turno. Non può esserci una disparità di trattamento a seconda del luogo in cui si vive. In oltre dieci anni abbiamo visto di tutto: una donna di più di 60 anni si è vista negare l’accesso alle generalità del genitore biologico, che nel frattempo era deceduto, perché avrebbe potuto individuare gli altri figli avuti dalla donna, turbando così l'ambiente familiare. La legge deve essere cambiata anche per contemplare situazioni che non sono state prese in considerazione.

 

Ad esempio?

Per legge i discendenti della persona adottata non hanno alcun diritto ad accedere a queste informazioni. Al Comitato arrivano tantissime lettere da parte di nipoti alla ricerca della nonna. Capita spesso che i genitori, prima di morire, chiedano ai figli di continuare la ricerca che loro non sono riusciti a portare a termine, ma ad oggi non hanno alcuna possibilità, per via legale, di mantenere questa promessa.

Un altro caso molto critico è quello di madre irreperibile: quando i tribunali non trovano la donna da ricercare non si viene autorizzati a conoscere le sue generalità. Noi, come Comitato, riteniamo che nel momento in cui questa donna è stata cercata, e non è stata trovata né deceduta né in vita, lo si debba trattare come un caso di morte e quindi autorizzare l’accesso alle generalità.

 

Spesso le risposte dai Tribunali tardano ad arrivare. Come mai si verificano questi ritardi?

Uno dei problemi è che i Tribunali dei Minori si sono trovati a svolgere un lavoro che non è di loro competenza. Tutti i tribunali, per esempio, si lamentavano di non avere a disposizione la polizia giudiziaria alla quale affidare le ricerche, e così circa otto anni fa hanno iniziato a rivolgersi al Comando Provinciale dei Carabinieri. Ma anche per i Carabinieri era una problematica di cui non avevano conoscenza. Più volte il nostro Comitato ha organizzato incontri con il Comando provinciale di Napoli per spiegare dove potessero essere questi documenti. Di anno in anno, noi stessi scopriamo nuovi luoghi in cui è possibile reperire i documenti contenenti il nome della mamma: una parte viene inviata alla Procura della Repubblica, un'altra resta in ospedale, altri ancora vengono mandati in archivi di depositi esterni. Si tratta di una ricerca difficile e di un tema divisivo: nel momento in cui l’indagine è affidata a qualcuno che non ritiene giusto che questo diritto sia riconosciuto è facile che questa persona si fermi al primo ostacolo.

 

Quante istanze sono state presentate?

Dal 2014, dopo la sentenza della Corte, le istanze sono incominciate a fioccare. In media sono quasi 400 per tribunale, quindi siamo nell'ordine di una decina di migliaia di istanze presentate nel corso di questi anni. 

 

Capita di frequente che la madre decida di togliere l’anonimato?

Una buona percentuale di queste istanze si sono concluse con il ricongiungimento. Sono molti i casi in cui le madri hanno raccontato che erano totalmente all’oscuro di aver firmato documenti in cui dichiaravano la volontà di mantenere l’anonimato. Ad alcune donne il figlio è stato tolto con l'inganno: spesso, in caso di partoriente minorenne, i genitori si accordavano con i sanitari affinché dicessero alla ragazza che il bambino era nato morto. Molte hanno raccontato di aver aspettato una vita intera di essere contattate, perché da parte della madre non c'è alcuna possibilità di ritracciare il figlio. Oggi ci sono i social e tanti riconoscimenti sono avvenuti anche tramite questa via laterale. Ma senza la mediazione di un tribunale non c’è alcuna tutela della privacy, perciò, anche per questo motivo, sarebbe utile che la legge venisse approvata.

 

È la quarta legislatura in cui presentate un disegno di legge in merito all’accesso al diritto alle origini biologiche. Si riuscirà a concludere l’iter in questa legislatura?

L'ex deputato Domenico Zinzi fu il primo nel 2008 a presentare un nostro disegno di legge. Fummo ricevuti diverse volte in Commissione Giustizia dalla presidente Giulia Buongiorno, ma i tempi non erano maturi e non c’era ancora stata la sentenza della Corte costituzionale. Oggi Giampiero Zinzi ha voluto riportare all'attenzione della Camera questo disegno di legge dando seguito all’impegno preso dal padre. Il testo attuale è quello più completo ed è stato redatto tenendo presente tutte le richieste che ci sono arrivate negli anni. Da alcuni mesi il disegno di legge è stato assegnato in Commissione Giustizia e nel frattempo è stato presentato un secondo ddl da parte dell'onorevole Annarita Patriarca. Stiamo attendendo la calendarizzazione che però tarda a venire. Zinzi stesso mi ha anche esortata a sollecitare i membri della Commissione Giustizia: li ho contattati personalmente tutti e 31 e solo uno di loro mi ha risposto. È un tema che non è assolutamente preso in considerazione.

 

Qual è il bilancio dopo così tanti anni di lotta?

Ci sono state molte delusioni ed è faticoso dover sempre cercare di convincere della legittimità dei nostri diritti. Siamo messi da parte da una politica che non ci considera, anche perché spesso semplicemente non è a conoscenza del tema. Il nostro direttivo è andato centinaia e centinaia di volte alla Camera e al Senato per raccontare le nostre storie. Abbiamo avuto un ruolo di informatori e formatori dei politici. Ancora oggi ci sono senatori che mi telefonano e mi dicono: “Mi sono commosso quando mi ha raccontato la sua storia, io non avevo idea di cosa ci fosse dietro questa legge”. Continuiamo a lottare come abbiamo sempre fatto, ma chiaramente subentra un profondo sconforto quando sentiamo le più grandi banalità da parte di chi non ha neanche letto il testo del disegno di legge, ma ha il potere di bocciarlo.