Ddl Zan, niente stop o rinvio: l'esame del testo procede al Senato

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Otto mesi dopo il voto alla Camera, la discussione del provvedimento non subisce battute d'arresto e prosegue a Palazzo Madama. Nel pomeriggio di martedì la seduta era stata sospesa per permettere la riunione della capigruppo. Il termine per la presentazione degli emendamenti è martedì 20 luglio alle 12. Respinte le pregiudiziali di costituzionalità, presentate da FdI e Lega, con 124 sì, 136 no e quattro astenuti

Il disegno di legge Zan, 8 mesi dopo il voto alla Camera, approda al Senato, e l'esame del testo proseguirà a Palazzo Madama, senza alcuno stop o ritorno del provvedimento in commissione Giustizia. Lo ha stabilito la capigruppo del Senato "dopo una lunga mediazione" e dopo che la seduta era stata sospesa per permettere la riunione, chiesta anche dal presidente della commissione Giustizia del Senato e relatore del ddl Zan, il leghista Andrea Ostellari. Respinte in serata le pregiudiziali di costituzionalità, presentate da FdI e Lega, con 124 sì, 136 no e quattro astenuti. E sul rischio che l'esame del merito del disegno di legge slitti a settembre, il capogruppo del M5s al Senato, Ettore Licheri ha detto: "Stiamo provando a scongiurarlo, proprio per questo stiamo stringendo i tempi".

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Terminato il voto sulle pregiudiziali, si riprende domani mattina alle 9.30 con l'esame della richiesta di sospensiva e, infine, inizierà la vera e propria discussione generale. Il termine per gli emendamenti è stato fissato per martedì 20 luglio: le proposte di modifica al ddl Zan vanno presentate entro le ore 12. Sedute di 4 ore e trenta, specifica la presidentedel Senato Elisabetta Casellati, con sanificazioni di 70 minuti. Il calendario è stato approvato all'unanimità, hanno fatto sapere le presidenti Malpezzi e De Petris al termine della riunione.

Ostellari: "Ddl bloccato in commissione non è narrazione reale"

Una giornata tesa, che inizia con l'intervento di Ostellari: "Invito la presidenza a convocare una conferenza della capigruppo per valutare se c'è la disponibilità a continuare quel dialogo che avevamo intrapreso in quel tavolo politico che aveva dato ottimi frutti e sulla base del quale, secondo me in 15 giorni, potremmo arrivare a un testo condiviso e quindi permettere a quest'aula di votare con una buona maggioranza, un'ampia maggioranza, un testo migliore senza quelle criticità sollevate da tanti e forse da troppi". "La disponibilità c'è da parte dei molti gruppi, in questi giorni ho sentito molte personalità sia a sinistra che nel centrodestra intervenute indipendentemente da quello che il capo politico dichiara", ha detto Ostellari, riferendo dei lavori fatti finora in commissione. "Quindi è necessario, prima di procedere a votare un provvedimento che ha delle criticità di valutare se c'è la disponibilità politica e questa a mio avviso esiste nella maggioranza".

Casellati: “No a clima da stadio”

La convocazione della capigruppo ha creato malumori in Aula fra le fila di Pd, Leu e Movimento 5 Stelle. Urla, insulti e fischietti sotto le mascherine, con alcuni parlamentari che hanno alzato la voce e la presidente Casellati che ha ammonito: "La decisione finale la prendo io. Gli europei li abbiamo già vinti, non voglio un clima da stadio". "La polemica di oggi è assolutamente pretestuosa. Lo dico per chiarezza: la decisione è già presa", ha ribadito Casellati, e ha ricostruito: "Visto che abbiamo una chat comune dei capigruppo, avevo già chiarito che avrei rinviato la conferenza dei capigruppo - indipendentemente dalla richiesta del senatore Ostellari - perché era fissata oggi alle 15, proprio per capire lo stato dell'arte e del ddl. Tuttavia essendo stata convocata alla stessa ora la commissione Giustizia, ho detto che avrei rinviato la Capigruppo".

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Non è più un'ipotesi quindi il possibile rinvio della discussione e il ritorno alla casella precedente, cioè alla commissione Giustizia. Il provvedimento, dunque prosegue, ma lo stallo politico rimane e gli schieramenti sono sempre gli stessi: FI, FdI e Lega contro il provvedimento, Pd, M5s, LeU a favore del testo, con Italia viva e Autonomie a fare da ago della bilancia. "O si va a scrutinio segreto ed è un rischio per tutti o ci si assume la responsabilità politica di trovare un accordo che sarebbe ad un passo", avverte Matteo Renzi che invoca un "patto politico" affinché alla Camera questa legge, ove venisse modificata al Senato, sia approvata "in due settimane". Un invito a cedere qualcosa per portare a casa un risultato sicuro arriva anche dal leader della Lega Matteo Salvini: "Chiedo di superare steccati ideologici e in un mese approviamo una norma di civiltà". In sostanza quello che viene chiesto è la modifica degli articoli 1, 4 e 7, quelli che Pd e M5s non vogliono toccare e che riguardano la definizione di genere, la libertà di espressione e l'educazione gender nelle scuole con l'istituzione della giornata contro l'omotransfobia.

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