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Pace fiscale e condono penale, cosa cambia nel decreto fiscale

3' di lettura

Dopo le controversie nella maggioranza sul condono, spariscono tutte le cause di non punibilità, comprese quelle per i reati di riciclaggio e autoriciclaggio. Salta lo scudo per i capitali all'estero.

Accordo trovato. Lega e Movimento 5 Stelle hanno trovato la quadra sulle modifiche al decreto fiscale dopo alcuni giorni di querelle nata con la denuncia del vicepremier Luigi Di Maio su una presunta “manina” che avrebbe modificato la prima versione del testo. Nel decreto non ci sarà il condono penale per il rientro dei capitali all'estero. Stralciata, poi, anche qualsiasi causa di non punibilità penale. Resta la condizione principale per poter avvalersi delle misure di “pace fiscale”: aver presentato la dichiarazione dei redditi. Nelle intenzioni del governo, inoltre, non c'è nessuna volontà di fare una patrimoniale. L'annuncio delle novità e di cosa invece resta invariato è stato dato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dai vicepresidenti Luigi Di Maio e Matteo Salvini in una conferenza stampa convocata dopo il Consiglio dei ministri  durato circa due ore. Il risultato arriva dopo le schermaglie a distanza degli ultimi giorni, il vertice a tre tra Di Maio, Salvini e Conte e un Consiglio dei ministri convocato ad hoc per discutere del caso condono.

Cosa cambia

Dal nuovo testo del dl fiscale scompaiono i motivi del contendere tra Di Maio e Salvini contenuti nella prima versione: via, per chi aderisce alla dichiarazione integrativa (che permette di far emergere redditi non dichiarati negli ultimi 5 anni), le cause di non punibilità  - o “scudo” - per i reati di riciclaggio e autoriciclaggio. Via anche la possibilità di far emergere anche i capitali nascosti all'estero.

Cosa resta

Rimane il condono parziale per chi non ha dichiarato alcuni redditi in passato e integra le proprie dichiarazioni. Si tratta della dichiarazione integrativa con cui è possibile normalizzare la propria posizione pagando soltanto il 20% dell'imposta. Con il limite, per poterne usufruire, del 30% in più a integrazione di quanto già dichiarato e con un tetto massimo di 100mila euro all'anno per cinque anni. Il tetto di reddito non varrà "per imposta", quindi non sarà cumulabile. Restano poi lo stralcio integrale delle cartelle sotto i 1.000 euro relative al periodo compreso tra il 2000 e il 2017 e la rottamazione “ter”, ovvero la terza "edizione" della rottamazione delle cartelle Equitalia, che riguarda i debiti pendenti con il Fisco. Resta infine quanto già inizialmente previsto per la chiusura delle liti tributarie pendenti, con la possibilità di poter estinguere il procedimento pagando solo il 50% di quanto dovuto, per chi ha vinto in primo grado, o il 20% per fermarsi all’appello ed evitare la Cassazione.

Caso “manina” sul decreto fiscale, la spiegazione di Conte

Il premier Conte si è soffermato durante la conferenza stampa sul caso della “manina” che avrebbe modificato il testo del decreto dopo il primo Consiglio dei ministri, oggetto della denuncia di Di Maio. Conte ha spiegato così quanto avvenuto: "L'articolo 9 del decreto è stato redatto nel corso di svolgimento del Cdm. Mi è stato portato un foglio, e si tratta di norme complesse e ho preferito quindi io stesso riassumere i termini dell'accordo politico e non enunciare l'articolo parola per parola che, comunque, non avrebbe chiarito”. Spiega ancora Conte: "Ci siamo riservati di valutare se la traduzione tecnica esaudisse l'accordo politico raggiunto e quando siamo andati a confrontare abbiamo visto che la traduzione tecnica non rispecchiava l'intesa politica", ha concluso il premier.

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