Malata, voglia vivere non contro diritto morire

Umbria
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Malata di sclerosi multipla, "bisogna poter scegliere"

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(ANSA) - PERUGIA, 09 FEB - "Il diritto a morire non vuol dire che io voglia morire, anzi, voglio proprio vivere, ma deve esserci. La voglia di vivere non è in contrasto con il diritto di morire": a dirlo è Laura Santi, giornalista perugina malata di sclerosi multipla grave, progressiva, consigliere dell'associazione Luca Coscioni e impegnata nella campagna referendum eutanasia legale. "Ci sono i diritti alla morte, alle cure palliative, a fare testamento biologico e a un'assistenza adeguata ma per chi ha una sofferenza non più sopportabile o alleviabile deve esserci anche il diritto a morire" aggiunge parlando con l'ANSA . Lo fa dopo le parole di Papa Francesco, secondo il quale non c'è un diritto alla morte.
    "Io ho una malattia gravissima - spiega Laura - che sta andando avanti nonostante nella mia vita faccia mille cose palliative. Palliativo è infatti anche fare riabilitazione, muoversi, uscire. Ma la malattia va avanti. E se peggiorasse voglio avere il diritto di scegliere. Perché la voglia di vivere e il rispetto della vita del quale parla anche il Papa va di pari passo con il diritto di morire che non si può negare a quelle persone per le quali ogni giorno in più è una tortura".
    "E' vero che il Papa dice che 'va sempre privilegiato il diritto alla cura' - afferma ancora Laura Santi - ma ci sono casi, tanti, nei quali anche le cure palliative prima efficaci poi non lo sono più. E a quel punto? Io, Laura Santi, interpreto il semplice aiuto a morire o l'eutanasia legale, alla quale puntiamo, come l'ultimo atto di cura. Quando tutto il resto non è più possibile o efficace".
    Per l'attivista dell'associazione Coscioni "pare un caso che una leggina al ribasso (quella sul suicidio assistito, cosa ben diversa dall'eutanasia attiva che è più inclusiva e meno discriminatoria) venga ripresa adesso dopo tre anni e con caratteristiche molto più restrittive della sentenza della Corte Costituzionale". "Restringerebbe in modo crudele - prosegue - la platea di chi ne ha diritto a pochi giorni dalla decisione sull'ammissibilità del referendum. Pare un caso - conclude Laura Santi - ma non è un caso". (ANSA).
   

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