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Rosario Livatino, il 9 maggio ad Agrigento beatificazione del giudice ucciso dalla mafia

Sicilia

Fu assassinato dai mafiosi della "Stidda" il 21 settembre 1990, all'età  di 37 anni, mentre era in auto sulla strada che conduce da Canicattì ad Agrigento

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Il 9 maggio si terrà ad Agrigento la beatificazione del giudice Rosario Angelo Livatino (CHI ERA), assassinato dai mafiosi della "Stidda" il 21 settembre 1990, all'età di 37 anni, mentre era in auto sulla strada che conduce da Canicattì ad Agrigento. Il 3 ottobre 1992, la Santa Sede ne ha riconosciuto il martirio "in odium fidei". "In preparazione all'evento saranno predisposte delle iniziative di carattere civile ed ecclesiale sulla figura del prossimo Beato", afferma una nota dell'Arcidiocesi di Agrigento.

Scelto il giorno dell'anniversario della visita di san Giovanni Paolo II

La beatificazione avverrà il 9 maggio nella Cattedrale di Agrigento nel giorno dell'anniversario della visita di san Giovanni Paolo II nella città dei templi. Lo hanno reso noto l'arcivescovo di Agrigento, cardinale Francesco Montenegro e l'arcivescovo coadiutore, monsignor Alessandro Damiano. All'incontro per dare l'annuncio, nella sala "Giovanni Paolo II" del Palazzo Arcivescovile, hanno partecipato i rappresentanti delle autorità civili, ecclesiali e della magistratura provinciale nonché dei comuni di Canicattì e Agrigento.

Il martirio "in odium fidei"

Sulla vicenda dell'omicidio del giudice la Santa Sede ha riconosciuto il martirio "in odium fidei" (in odio alla fede): è questo il contenuto di un decreto della Congregazione per le Cause dei santi, di cui papa Francesco autorizzò la promulgazione nel corso di un'udienza col cardinale prefetto Marcello Semeraro. La prova del martirio "in odium fidei" del giovane giudice siciliano, secondo fonti vicine alla causa, è arrivata dopo le dichiarazioni rese da uno dei quattro mandanti dell'omicidio, che ha testimoniato durante la seconda fase del processo di beatificazione (aperta il 21 settembre 2011 e portata avanti come postulatore dall'arcivescovo di Catanzaro, monsignor Vincenzo Bertolone, Agrigentino), e grazie alle quali è emerso che chi ordinò quel delitto conosceva quanto Livatino fosse retto, giusto e attaccato alla fede e che per questo motivo non poteva essere un interlocutore della criminalità. Andava quindi ucciso.

La visita del papa ai genitori nel 1993

Nel 1993 Giovanni Paolo II, incontrando ad Agrigento i genitori del magistrato, aveva definito Livatino "un martire della giustizia e indirettamente della fede". Anche Papa Francesco, che ha molto sostenuto la causa di beatificazione, ha lodato la figura del giudice: incontrando nel novembre del 2019 i membri del "Centro Studi Rosario Livatino", lo ha definito "un esempio non soltanto per i magistrati, ma per tutti coloro che operano nel campo del diritto: per la coerenza tra sua fede e il suo impegno di lavoro, e per l'attualità delle sue riflessioni".

Resta in carcere il mandante dell’omicidio

Intanto, resta in carcere il boss ergastolano Antonio Gallea, mandante dell'omicidio del giudice Livatino che, grazie alla semilibertà concessagli, era tornato a guidare la Stidda. Lo hanno deciso i gip di Agrigento e Caltanissetta che hanno convalidato 18 dei 22 fermi emessi dalla Dda di Palermo nell'ambito dell'inchiesta che, martedì scorso, ha svelato i nuovi assetti dei clan della provincia agrigentina.