Traffico di rifiuti tra Napoli e Caserta: otto misure cautelari

Campania

I reati ipotizzati dalla Dda di Napoli nei confronti degli indagati sono associazione per delinquere e illecita gestione di rifiuti

I carabinieri per la Tutela Ambientale hanno eseguito tra le province di Napoli e Caserta, provvedimenti cautelari emessi nei confronti di otto persone, imprenditori e operai di una società di San Tammaro (Caserta) che si occupa della gestione di rifiuti speciali. Eseguito anche un decreto di sequestro preventivo di uno stabilimento industriale e di 2 automezzi. I reati ipotizzati dalla Dda di Napoli nei confronti degli indagati sono associazione per delinquere e illecita gestione di rifiuti. All'operazione, denominata "Dirty Iron" hanno preso parte quaranta carabinieri del Reparto Speciale e dell'Arma partenopea e casertana.

L'operazione

Raccoglieva da aziende compiacenti quantità di rifiuti ferrosi di gran lunga superiore alla soglia autorizzata, senza che se ne conoscesse la provenienza, "ripulendo" poi il materiale con documentazione contraffatta; il tutto con passaggi di danaro non tracciati. È questa l'accusa a carico di una società, la Sider Recuperi srl, che a San Tammaro (Caserta), piena Terra dei Fuochi, in una zona in cui sorgono numerose ex discariche e impianti di rifiuti, e in cui è ubicata anche la Reggia borbonica di Carditello, gestiva in modo illecito l'intera filiera dei rifiuti ferrosi. I carabinieri del Noe di Caserta hanno arrestato e posto ai domiciliari su ordine del Gip di Napoli il titolare dell'azienda, mentre per altre sette persone è stato disposto l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria; i militari hanno anche sequestrato l'impianto di trattamento dei rifiuti e due autocarri.

L'inchiesta sul traffico di rifiuti

L'indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, ha svelato un traffico illecito che alla Sider Rercuperi ha permesso di guadagnare in poco tempo somme importanti, oltre 175mila euro. Il sistema, è emerso, "conveniva" a tutti: le aziende che conferivano nell'impianto della Sider risparmiavano sui costi di smaltimento, visto che conferivano quantità superiori rispetto a quelle dichiarate, pagando costi ovviamente inferiori rispetto a quelli ufficiali; nell'impianto venivano dunque conferiti rifiuti non tracciati, che potevano provenire da qualsiasi tipo di lavorazione. Dal canto suo la Sider ripuliva il rifiuto con documentazione falsa, emettendo fatture con dati non veri o formulari con i quantitativi incamerati e smaltiti di molto inferiori a quelli effettivi. I carabinieri, attraverso pedinamenti, hanno scoperto l'ampiezza del traffico, con numerose ditte, anche non autorizzate al trasporto di rifiuti ferrosi, che conferivano in nero alla Sider Recuperi; quest'ultima non svolgeva alcun controllo sulla regolarità del conferimento. Una volta ripulito, il rifiuto andava in qualche altro impianto, a qualche fabbrica o veniva rivenduto a privati acquirenti.

Il ministro all'Ambiente Costa: "Indagine importante per collettività"

"Mi complimento con la Procura della Repubblica di Napoli, la Direzione Distrettuale Antimafia e con i Carabinieri del Noe di Caserta per l'incessante impegno profuso nelle investigazioni sui crimini ambientali perpetrati in un territorio particolarmente delicato come quello della Terra dei Fuochi. Un grande impegno che oggi ripaga tutta la collettività con l'aver messo fine ai crimini contro l'ambiente di questa organizzazione attiva nel Casertano". Così il ministro dell'Ambiente Sergio Costa.

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