Il Cardarelli non li risarcisce, genitori "bimba di legno" iniziano sciopero della fame

Campania
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Questa è la decisione presa da Eugenio Manzo e Matilde Memoli, genitori di Arianna Manzo che quasi 15 anni fa, quando aveva appena tre mesi, fu vittima - secondo i giudici di primo grado - di un grave caso di malasanità che l'ha resa tetraplegica, sorda e ipovedente

Dopo un appello al presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, hanno iniziato lo sciopero della fame Eugenio Manzo e Matilde Memoli, genitori di Arianna Manzo che quasi 15 anni fa, quando aveva appena tre mesi, fu vittima - secondo i giudici di primo grado - di un grave caso di malasanità che l'ha resa tetraplegica, sorda e ipovedente. Con amici e parenti, la coppia ha esposto, davanti al Tribunale di Salerno, dov'è in corso il processo, uno striscione con la scritta "Giustizia per Arianna". E anche lei è lì, sulla carrozzella, per fare la sua parte, incoraggiata dai supporter della sua squadra del cuore, la Cavese e della Salernitana che le sono altrettanto vicini. 

La decisione

Una decisione, quella della coppia che abita a Cava dé Tirreni, nel Salernitano, presa per sollecitare una decisione della Corte di Appello di Salerno che li sta tenendo con il fiato sospeso.

Il calvario

Il calvario dei Manzo è iniziato nel 2005 al Cardarelli di Napoli. Per la somministrazione, oltre il dovuto, di un farmaco anestetico che provocò un grave danno al sistema nervoso centrale, l'azienda - spiega il legale della famiglia, Mario Cicchetti - è stata condannata in primo grado a risarcire tre milioni di euro ai coniugi Manzo. La sentenza è giunta dopo ben otto anni di processo (il procedimento è stato istruito nel 2011 ed è terminato nel novembre 2019), ma il Cardarelli è ricorso in appello, non pagando quindi il risarcimento.

Il processo di secondo grado

La celebrazione del processo di secondo grado, a Salerno, è iniziata lo scorso 25 giugno. Agli otto anni di attesa, con la richiesta di sospensione avanzata dagli legali del Cardarelli, se ne potrebbero aggiungere almeno altri cinque e, come sottolineato l'avvocato Cicchetti, "nel frattempo la gente rischia di morire. Il Cardarelli ha deciso di proporre appello, è un suo diritto ma si tratta di una decisione moralmente e giuridicamente inaccettabile. Avrebbe dovuto pagare, anticipare anche una parte della somma, ma non lo ha fatto. L'esecuzione della sentenza, inoltre, è stata ritardata dalla pandemia, praticamente un dramma nel dramma. E dal 25 giugno siamo in attesa di conoscere la decisione dei giudici in merito all'istanza di sospensiva del pagamento del risarcimento".

Il comunicato dei genitori

"Dallo scorso mese di novembre - scrivono in un comunicato Eugenio Manzo e Matilde Memoli - l'azienda non ha pagato neanche una piccola somma, a titolo di anticipo, che avremmo potuto anche restituire in caso di verdetto avverso, ma che ci avrebbe consentito di garantire delle cure indispensabili alla sopravvivenza di nostra figlia". Tra gli obiettivi della coppia c'è quello di regalare ad Arianna una casa su misura per lei, priva di tutte quelle insormontabili barriere che le complicano la vita. Eugenio, dal 2005, ha smesso di lavorare per prestare assistenza alla sua Arianna mentre Matilde, è dipendente part-time in una casa di cura per anziani.

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