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Castel Volturno, corruzione: arrestato titolare clinica Pineta Grande

Campania

Nel settembre scorso era stato sequestrato il cantiere di ampliamento della struttura, a causa di presunte violazioni alla normativa urbanistica e alle leggi regionali. Sono 37 gli indagati nell'inchiesta

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È stato arrestato dai carabinieri (e poi posto ai domiciliari) con l’accusa di corruzione, falsità in atti pubblici, rivelazione di segreto d'ufficio e abuso d'ufficio V. S., imprenditore titolare di diverse cliniche tra cui il 'Pineta Grande Hospital' di Castel Volturno (Caserta), oggetto di un sequestro nel settembre scorso. L’uomo, esponente di primo piano di Confindustria, è stato messo ai domiciliari su provvedimento emesso dal Gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. L’operazione si inserisce nell’ambito dell’indagine su presunti favori in cambio di permessi edilizi rilasciati dal Comune di Castel Volturno.

L'operazione

I militari hanno eseguito misure anche nei confronti di un tecnico della clinica e di un funzionario, G. S., della Sovrintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio di Caserta. Al primo è stato notificato il divieto di dimora in Campania, al secondo una sospensione dall'esercizio dei pubblici uffici della durata di un anno.
L'operazione rappresenta il terzo "passaggio chiave" dell'indagine sui permessi edilizi rilasciati in cambio di favori dal Comune di Castel Volturno.

Le accuse

L’imprenditore è accusato anche di aver tentato di avvicinare il pm di Santa Maria Capua Vetere che stava indagando su di lui, dopo aver scoperto di essere finito tra gli indagati. Non solo: secondo l'accusa l'imprenditore veniva informato ogni volta che gli inquirenti acquisivano documenti al Comune di Castel Volturno o eseguivano controlli nell'ambito delle indagini. A rivelare all'imprenditore le attività investigative sarebbe stato il responsabile dell'Ufficio Tecnico comunale Carmine Noviello.
La corruzione è contestata perché, secondo gli inquirenti, l'imprenditore avrebbe ottenuto dal Comune, e in particolare da Noviello, il permesso con l'autorizzazione per l'ampliamento della clinica 'Pineta Grande' in cambio di assunzioni di persone imparentate con lo stesso Noviello. Per gli inquirenti, sarebbe stato lo staff dell'imprenditore a preparare materialmente il contenuto del permesso a costruire, che poi sarebbe stato recepito totalmente da Noviello che l'ha rilasciato. 

Le indagini

L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere guidata da Maria Antonietta Troncone, nel gennaio 2019 aveva portato all'arresto di 6 persone, tra cui il responsabile dell'Ufficio Tecnico comunale Carmine Noviello e di altri dipendenti dell'ente locale. Nel settembre scorso era stato sequestrato il cantiere di ampliamento della clinica Pineta Grande, a causa di presunte violazioni alla normativa urbanistica e alle leggi regionali in relazione soprattutto ai posti letto. L'indagine sulla clinica partì poco dopo la cerimonia di posa della prima pietra del nuovo padiglione della clinica Pineta Grande, il 3 marzo del 2018, alla presenza delle massime autorità istituzionali. Un'altra struttura sanitaria casertana infatti aveva chiesto al Tar di accedere agli atti del procedimento di rilascio dei permessi edilizi, sospettando  irregolarità. Gli accertamenti si sono poi incrociati con quelli già in corso sull'ufficio tecnico del Comune di Castel Volturno, facendo emergere la "connivenza" tra Noviello e l'imprenditore. 

Il sistema corruttivo

L'imprenditore, secondo il Gip che ha firmato l'ordinanza di arresto, avrebbe creato "una serie di relazioni che gli hanno consentito di accedere ai vari livelli istituzionali per ottenere agevolazioni e per soddisfare i propri interessi imprenditoriali ed è persona capace di assoggettare gli uffici pubblici locali alle proprie esigenze personali". Noviello, scrive la Procura, era "a completa disposizione" dell'imprenditore, tanto da consentire nella clinica Pineta Grande la "trasformazione dei posti letto ospedalieri in posti letto accompagnatori/foresteria", cosa che ha permesso di superare i paletti della legge regionale relativi al fabbisogno sanitario. Con l'ampliamento della clinica, i posti letto sarebbero dovuti passare secondo gli inquirenti da 150 a 574, ma violando le norme regionali. 
Relativamente ai permessi di ampliamento della clinica, violazioni sarebbero emerse anche nell'istruttoria del parere paesaggistico di competenza della Sovrintendenza, motivo per cui oggi è stato notificato un provvedimento anche al funzionario G. S.; un'istruttoria era, secondo la Procura, "del tutto carente", poiché nella relazione mancavano "foto idonee a consentire di valutare l'incidenza dell'opera sul contesto tutelato".

Gli indagati

Altre 39 persone risultano indagate, tra cui un funzionario della Regione Campania, l'ex direttore generale dell'Asl di Caserta M. D. B., l'ex sindaco di Castel Volturno (Caserta) Dimitri Russo con tutti i suoi ex assessori e consiglieri comunali, e il presidente di Aiop Campania (Associazione Italiana Ospedalità Privata) Sergio Crispino. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta hanno notificato l'informazione di garanzia emessa dalla Procura.
Nel mirino degli inquirenti - sostituti Vincenzo Quaranta e Giacomo Urbano - oltre ai permessi a costruire dati alla clinica dal Comune di Castel Volturno, è finita anche una circolare emanata dalla Direzione Generale della Regione per la Tutela della salute e il Coordinamento del Sistema Sanitario regionale, retta uno degli indagato; un atto che avrebbe consentito all'imprenditore di "porre una pezza" alla questione dei posti letto ospedalieri. 

La replica della clinica sulla questione dei posti letto

La direzione della clinica si è sempre difesa dicendo che i posti letto erano stati recuperati dalla chiusura delle altre strutture della stessa proprietà, in particolare "80 posti letto della Casa di Cura Padre Pio di Mondragone, 54 posti letto della Casa di Cura Villa Bianca di Napoli, 49 posti letto della casa di cura Villa Ester di Avellino"; e che la concentrazione dei posti letto in un'unica struttura derivava dall'obbligo di dare seguito al Decreto "Balduzzi".