Per tutti è stata riconosciuta la prescrizione per il sequestro della madre, mentre resta aperto il filone relativo alla figlia minore. Nell'appello bis gli imputati erano stati condannati a quattro anni di reclusione
La Cassazione ha disposto un appello ter per i cinque poliziotti coinvolti nel caso Shalabayeva, la vicenda legata all'espulsione dall'Italia nel 2013 di Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, e della figlia Alua.
La posizione degli imputati
Tra gli imputati figurano l'ex capo della mobile di Roma Renato Cortese e dell'ufficio Immigrazione Maurizio Improta. Per tutti è stata riconosciuta la prescrizione in relazione all'accusa di sequestro di persona della donna, mentre resta al centro del procedimento il presunto sequestro della minore.
Le richieste del pg
Nella requisitoria, il procuratore generale Alessandro Cimmino ha distinto l'operato degli allora vertici della Squadra Mobile da quello dell'ufficio Immigrazione. In particolare il pg ha chiesto un appello ter per l'ex capo della Mobile, Cortese, e per i funzionari Luca Armeni e Francesco Stampacchia solo per l'accusa di sequestro di persona della figlia di Alma Shalabayeva sostenendo che non è provato il dolo e non riconoscendo così il concorso. Invece per l'ex responsabile dell'Immigrazione Improta e per il funzionario di quell'ufficio Vincenzo Tramma, è stato sollecitato un nuovo appello limitatamente alle attenuanti generiche ritenendo invece sussistente il dolo legato al sequestro della minore.
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L'iter processuale
Nel processo d'appello bis, a Firenze, i cinque imputati erano stati condannati a quattro anni di reclusione. In primo grado il Tribunale di Perugia aveva inflitto pene comprese tra quattro e cinque anni, mentre nel 2022 la Corte d'Appello aveva assolto tutti gli imputati dall'accusa di sequestro di persona. Nel 2023 la Cassazione aveva annullato quelle assoluzioni disponendo un nuovo processo, conclusosi con le condanne poi nuovamente impugnate.
I fatti del 2013
La vicenda risale alla notte tra il 28 e il 29 maggio 2013, quando Alma Shalabayeva e la figlia Alua furono prelevate dalla loro abitazione di Casalpalocco durante le ricerche del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov. Due giorni dopo vennero espulse verso il Kazakistan. Successivamente rientrarono in Italia, dove ottennero il riconoscimento dell'asilo politico.