Caso Shalabayeva, chiesto nuovo appello per i 5 poliziotti in Cassazione

Cronaca

Il procuratore generale ha chiesto un nuovo processo per l'ex capo della Mobile, Renato Cortese, e per i funzionari Luca Armeni e Francesco Stampacchia solo per l'accusa di sequestro di persona della figlia di Alma Shalbayeva. Per l'ex responsabile dell'Immigrazione Maurizio Improta e per il funzionario Vincenzo Tramma, invece, è stato sollecitato un nuovo appello limitatamente alle attenuanti generiche

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Un nuovo processo di appello per i cinque poliziotti coinvolti nel caso Shalabayeva (moglie di un dissidente kazako prelevata e espulsa dalla polizia italiana con la figlia di 6 anni nel 2013) è stato chiesto dal pg di Cassazione, che però ha distinto l'operato degli allora vertici della Squadra Mobile di Roma da quello dell'ufficio Immigrazione intervenuti nella vicenda del 2013. In particolare, il pg Alessandro Cimmino ha chiesto un appello ter per l'ex capo della Mobile, Renato Cortese, e per i funzionari Luca Armeni e Francesco Stampacchia solo per l'accusa di sequestro di persona della figlia di Alma Shalbayeva sostenendo che non è provato il dolo e non riconoscendo così il concorso. Invece per l'ex responsabile dell'Immigrazione Maurizio Improta e per il funzionario di quell'ufficio Vincenzo Tramma, è stato sollecitato un nuovo appello limitatamente alle attenuanti generiche ritenendo invece sussistente il dolo legato al sequestro della minore. Per tutti è stato sollecitato il riconoscimento della intervenuta prescrizione per il sequestro di persona della moglie del dissidente kazako. 

L'iter processuale

I giudici della Corte di Appello di Firenze nel novembre dello scorso anno, non accogliendo le richieste della procura generale che aveva sollecitato invece l’assoluzione, avevano condannato a quattro anni tutti gli alti funzionari di polizia. In primo grado i cinque funzionari erano stati condannati dal Tribunale di Perugia a pene comprese tra i 4 e i 5 anni. In secondo grado, il 9 giugno 2022, i giudici perugini avevano assolto tutti gli imputati "perché il fatto non sussiste" dall’accusa di sequestro di persona, ribaltando il verdetto di primo grado. La Corte di Cassazione poi nell’ottobre del 2023 aveva annullato le assoluzioni disponendo un nuovo processo davanti alla Corte d’Appello di Firenze che nel novembre 2025 ha condannato gli imputati. 

 

L'espulsione di Shalabayeva con la figlia

I fatti oggetto del procedimento si riferiscono alla notte tra il 28 e 29 maggio 2013 quando Alma Shalabayeva e la figlia Alua vennero prelevate dalla polizia nella loro abitazione di Casalpalocco. Le forze dell'ordine cercavano Muktar Ablyazov, marito di Alma Shalabayeva. Alla donna venne contestata l'accusa di possesso di un passaporto falso. Due giorni dopo, firmata l'espulsione, Alma e sua figlia vennero rimpatriate. Le due donne tornarono poi in Italia e venne loro riconosciuto l'asilo politico. Ad assistere all’udienza in Cassazione sono arrivati, da diverse regioni, i colleghi dei poliziotti finiti sotto processo e in aula ha voluto esserci anche don Luigi Ciotti. 

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