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Iran, Najmeh Amini condannata a morte per blasfemia sui social

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In un procedimento separato, la studentessa sarebbe stata inoltre condannata a 12 anni e mezzo di reclusione per aver agito contro la sicurezza nazionale

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Condannata a morte con l’accusa di blasfemia a mezzo social. Najmeh Amini ha solo 23 anni. È stata arrestata lo scorso febbraio a Mashhad, nell’Iran nord-orientale, e condannata alla pena capitale perché, per le autorità di Teheran, avrebbe insultato il profeta Maometto sui social. “Sono una ragazza innocente. Una giovane con tante speranze e sogni. Ho una madre e un padre che mi aspettano, una famiglia che trascorre ogni notte nel timore di perdermi, fino al sorgere del sole", ha dichiarato Amini in un messaggio audio dal carcere di Vakilabad e diffuso dai gruppi per i diritti umani. "Ricordate il mio nome. Forse non potrò più parlare. Ma finche' sarò in vita, nutro una speranza: che, prima che il cappio ponga fine alla mia esistenza, io possa vedere un Iran libero e affrancato".

La condanna a morte

La ragazza, secondo quanto denunciato da alcuni gruppi per i diritti umani, è stata condannata a morte con l'accusa di "sabb al-nabi", il reato capitale che consiste nell'insultare il profeta Maometto. La natura precisa dei post non è chiara. I dettagli del processo rimangono scarsi, ma secondo quanto riportato dal quotidiano regionale Khorosan, l'avvocato di Amini ha sostenuto che i suoi post non fossero intenzionali, mentre l'imputata avrebbe dichiarato di trovarsi sotto l'effetto di funghi allucinogeni, assunti insieme ad alcuni amici. In un procedimento separato, la studentessa sarebbe stata inoltre condannata a 12 anni e mezzo di reclusione per aver agito contro la sicurezza nazionale. L'agenzia Hrana ha riferito che Amini era finita nel mirino della Fata, la polizia informatica iraniana, in seguito alle proteste che hanno raggiunto il culmine a metà gennaio. "Amini è stata tenuta in isolamento prolungato, ha subito percosse al momento dell'arresto e le è stato completamente negato l'accesso a un avvocato di sua scelta", si legge in un rapporto.

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L'appello alla comunità internazionale

Secondo i gruppi per i diritti umani, che hanno denunciato al mondo la sua storia, oltre ad Amini almeno altre otto donne rischiano l'esecuzione per accuse di natura politica o legate alla sicurezza nazionale. Il ricorso ad accuse di blasfemia - reato punibile con la pena capitale nella Repubblica Islamica - era stato relativamente raro negli ultimi anni. Bahar Ghandehari, direttrice dell’attività di advocacy presso il Chri, ha spiegato che "le autorità potrebbero utilizzare questo verdetto, raro e severo, per fare di lei (Amini) un esempio e scoraggiare azioni analoghe, in un momento in cui il malcontento popolare continua a crescere". "Il suo caso riflette un'escalation più ampia di arresti arbitrari, procedimenti giudiziari a sfondo politico e condanne a morte, in seguito alla sanguinosa repressione dei manifestanti", ha aggiunto. "La vita di Amini è in pericolo; la comunità internazionale deve agire con urgenza per impedire la sua esecuzione", ha affermato Ghandehari. 

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