Il mistero dell'aereo scomparso di Amelia Earhart e le ricerche senza esito nel Pacifico

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I ricercatori guidati dalla Purdue University hanno spento le speranze sul cosiddetto "Taraia Object", individuato nel 2020 tramite immagini satellitari in una laguna dell'atollo di Nikumaroro (Kiribati) 

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Nulla di fatto neanche questa volta. Quell’”anomalia allungata” individuata tramite immagini satellitari nei pressi dell’atollo di Nikumaroro, nell’Oceano Pacifico, non è il relitto del Lockheed L-10 Electra sul quale viaggiavano Amelia Earhart e il suo navigatore Fred Noonan, ma un ammasso di tronchi d'albero e detriti naturali coperti da depositi minerali riflettenti. Anche l'ultima pista investigativa si è rivelata, dunque, un buco nell'acqua. A 89 anni di distanza la scomparsa della celebre aviatrice statunitense, avvenuta il 2 luglio 1937, rimane uno dei più grandi misteri insoluti della storia dell'aviazione e uno dei più grandi enigmi del XX secolo. Pioniera del volo e prima donna ad aver sorvolato l'Atlantico in solitaria, Amelia Earhart sparì nel Pacifico centrale mentre tentava di completare la circumnavigazione aerea del globo.

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L'ultima spedizione scientifica

Il mistero è tornato prepotentemente al centro della cronaca internazionale a causa del fallimento dell'ultima spedizione scientifica guidata dalla Purdue University. La missione, composta da 17 persone, si era diretta verso il remotissimo atollo di Nikumaroro (nelle isole Kiribati) per verificare il cosiddetto "Taraia Object", un oggetto anomalo e di forma allungata individuato dalle immagini satellitari. Si sperava potesse trattarsi di un pezzo della fusoliera o del relitto metallico del Lockheed L-10 Electra. Secondo l’archeologo Richard Pettigrew, che ha guidato la spedizione, l’oggetto era visibile già in alcune fotografie aeree scattate nel 1938 e poi di nuovo in quelle realizzate tra il 2020 e il 2024. L’atollo si trova a circa 640 chilometri dall’isola di Howland, quella su cui era previsto che Earhart e Noonan atterrassero prima di scomparire. Sullo stesso atollo erano state già trovate possibili tracce dell’aviatrice: i segni di un accampamento, una scarpa da donna degli anni Trenta e il vetro di un barattolo di una crema cosmetica. Erano state scoperte addirittura delle ossa umane e nel 2018 uno studioso aveva osservato che le loro dimensioni erano compatibili con la corporatura di Amalia.

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Le teorie sulla scomparsa del velivolo

Nessun relitto, dunque, ma i ricercatori hanno sottolineato di aver rinvenuto un tubo d’acciaio lungo circa 76 centimetri, che sarà sottoposto a ulteriori analisi sebbene, al momento, ci siano prove che lo colleghino all’aereo scomparso nel 1937. Nonostante il recente fallimento a Nikumaroro, gli esperti continuano a dividersi su tre teorie fondamentali: la teoria del naufragio, quella della cattura da parte dei giapponesi e, quella più accreditata, del cosiddetto “crash and sink” (incidente e inabissamento). Secondo quest’ultima, l'aereo, avendo esaurito il carburante a causa di problemi di navigazione e comunicazione, sarebbe precipitato in mare aperto nelle acque profonde dell'Oceano Pacifico circostante Howland. 

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