Bambini adottati bloccati ad Haiti, la burocrazia non li fa partire

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Carola Di Nisio

Carola Di Nisio

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L'odissea di alcuni piccoli che non possono partire. Le famiglie denunciano la troppa burocrazia che li blocca negli orfanotrofi di Port-Au-Prince dove è in corso una guerra fra bande e la Capitale è nel pieno di una drammatica crisi umanitaria.

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Haiti. Inferno di fuoco. Fra bande criminali che saccheggiano case e negozi, popolazione allo stremo, la Capitale Port-Au-Prince sotto attacco e controllata in gran parte da gang spietate. In questo contesto, nel pieno di una catastrofica crisi umanitaria, ci sono alcuni bambini adottati in attesa di poter abbracciare le loro famiglie. Che cosa è successo? Perché questi bambini non possono partire? in questo momento, alcuni di loro si trovano proprio in orfanotrofi della Capitale, ed altri ad Haiti. Parliamo con l'avvocato Silvia Girardi che è la portavoce di tutte le famiglie.

 

LA STORIA DEI BAMBINI BLOCCATI

I bambini fra fine 2023 e gennaio 2024 sono stati adottati ma i genitori possono vederli sono in video chiamata e, se va bene, questo avviene una volta a settimana o una volta al mese. "Ci sono difficoltà burocratiche per farli tornare - ci spiega l'avvocato Giraldi. "Siamo riusciti ad avere i famosi lasciapassare a inizio maggio, e l'ambasciata di Santo Domingo, dopo un pressing del ministero degli esteri e di una nostra eurodeputata sul territorio, riesce a rilasciare questi documenti e ci vengono mandati via mail. Però poi ci viene detto dai referenti locali delle nostre associaizoni che il Console italiano aveva ricevuto tutto ma occorreve il riconosciumento in presenza dei bambini". Il problema è proprio questo: se i bambini escono dagli orfanotrofi potrebbero cadere vittime di guerre fra gang, perché la situazione è estremamente pericolosa sulle strade. E il Consolato si trova proprio in zona rossa, difficile se non impossibile da raggingere dia minori. Una soluzione, al momento, sembra lontana. A meno che, sperano le famiglie, non sia il Console a spostarsi per riconoscere i bambini.  "La situazione ci è nota da tempo, spiega l'avvocato Monia Scalera, Commissaria per le adozionioni internazionali. Stiamo facendo davvero di tutto per cercare di far partire questi bambini. Ma la situazione, qui a Port-Au-Prince è tremenda".

 

LE ISTITUZIONI 

La Farnesina si è attivata attraverso l’ambasciata d italia a Santo Domingo e il Consolato Onorario a Port Au Prince per arrivare ad una soluzione il prima possibile. Sei bambini sono attualmente a  Port Au Prince, e uno a circa 200 km di distanza. Possono vedere i loro genitori adottivi solo attarvesro uno schermo:  in video chiamata, nel migliore dei casi, una volta alla settimana. La preoccupazione delle famiglie è che i loro figli non siano al sicuro. La situazione è gravissima - torna a ripetere l'avvocato Girardi - giovedì scorso sono stati sgozzati due missionari americani e un reverendo haitiano, erano all'interno di una missione e le bande sono entrate e li hanno uccisi e li c'erano anche bambini. Il nostro terrore è che queste bande possano entrare negli orfanotrofi".

 

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