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Brexit, Johnson: "Altro rinvio? Meglio morto". Alta Corte: legale sospensione Parlamento

I titoli delle 18 di Sky TG24 del 6 settembre

3' di lettura

Il premier britannico continua la sua campagna per far passare la mozione che fisserebbe il ritorno al voto a metà ottobre. Opposizioni ancora intenzionate a garantire che il 31 ottobre passi senza un divorzio "no deal" con l'Ue

Chiedere un nuovo rinvio della Brexit a Bruxelles oltre il 31 ottobre? "Piuttosto preferisco farmi ritrovare morto in un fosso". Così il premier britannico Boris Johnson ha risposto seccamente a una domanda diretta al riguardo, facendo ricorso a un'espressione gergale inglese: "I'd rather be dead in a ditch". Dopo la sconfitta ai Comuni con l’approvazione della mozione anti-no deal, il premier Tory sposta intanto la battaglia per la Brexit in piazza e continua a spingere sul ritorno alle urne a ottobre, con il nuovo tentativo per fissare la convocazione delle elezioni in programma a Westminster per lunedì 9 settembre. Oggi Johnson è in Scozia, territorio in maggioranza ostile a lui e alla Brexit, per la sua campagna per le elezioni anticipate e per cercare di spingere ad approvare la sua mozione le opposizioni, ancora intenzionate a rinviare le urne almeno di qualche settimana, per garantire che il 31 ottobre passi prima senza un divorzio no deal dall'Ue.

Alta Corte: "Sospensione Parlamento è legale"

Intanto i giudici dell'Alta Corte britannica di Londra hanno nuovamente dichiarato legale la sospensione del Parlamento britannico, annunciata da Johnson per 5 settimane a partire dalla prossima. I giudici lo hanno confermato, dopo che un primo ricorso di militanti anti-Brexit era stato respinto in Scozia, respingendo le contestazioni presentate dagli avvocati dell'attivista Gina Miller con il sostegno di politici pro Remain di vari partiti incluso l'ex premier John Major. Il caso passerà alla Corte Suprema per un ulteriore passaggio.

Johnson, campagna per far passare mozione su voto anticipato

La strada del voto, ha ripetuto in sostanza Johnson, non è quella che avrei voluto io, ma è ormai l'unica possibile per sciogliere i nodi e uscire dallo stallo. E il premier Tory va all’attacco bollando le resistenze di Corbyn al riguardo - perlomeno sulla scelta della data - come "un insulto codardo alla democrazia". Lo stesso Corbyn per mesi aveva invocato il ricorso alle urne. La nuova mozione su cui si voterà il 9 settembre, in caso di nuovo stop, offrirà a Johnson e ai suoi l’appiglio per lanciare di nuovo il messaggio 'popolo contro palazzo'. Un concetto su cui il primo ministro ha insistito nella visita nello Yorkshire, ribadendo che il testo anti-no deal votato ai Comuni dagli oppositori e da 21 dissidenti Tory di spicco – poi tutti espulsi - è "la legge della resa" di fronte a Bruxelles, destinata a moltiplicare "i rinvii e le tergiversazioni" a tempo indefinito, a impedire la fantomatica prospettiva di un nuovo accordo di divorzio dall'Ue depurato dal contestato backstop sul confine irlandese e "in sostanza a rovesciare il risultato del più grande esercizio democratico della nostra storia, il referendum del 2016".

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