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Barcone in avaria, soccorsi i 100 migranti in balia del mare. Cargo li riporta in Libia

4' di lettura

 Dopo l'allarme, i rimpalli di responsabilità per la nuova odissea, i migranti sono stati raggiunti dal cargo Lady Sharm, battente bandiera della Sierra Leone

In balia del mare per ore e solo in nottata soccorsi da un cargo inviato dalla Libia. Si è rischiata una nuova strage in quel Mediterraneo che continua ad essere un cimitero dei migranti. In 100 - tra cui venti donne e dodici bambini, uno dei quali potrebbe essere morto di stenti - hanno atteso l'aiuto su un barcone in avaria 60 miglia al largo delle coste di Misurata. Ore di angoscia che sono terminate con l'invio dei soccorsi: in serata un mercantile dirottato sul posto dalla guardia costiera libica ha raggiunto la carretta, cominciando ad imbarcare i migranti. Al termine delle operazioni, il cargo Lady Sharm, battente bandiera della Sierra Leone, farà ritorno in Libia, da dove il barcone era partito. "Verranno portati in salvo nel porto di Misurata", fa sapere in serata Palazzo Chigi, che in precedenza aveva sollecitato la guardia costiera libica affinché effettuasse quanto prima l'intervento.

Odissea in mare

Questi i fatti. In mattinata Alarm Phone, il sistema di allerta telefonico utilizzato per segnalare imbarcazioni in difficoltà, ha ricevuto la segnalazione del natante in avaria al largo di Misurata. Ora per ora, minuto per minuto, ha raccontato via tweet il dramma delle 100 persone stipate nell'imbarcazione facendo il resoconto delle innumerevoli segnalazioni effettuate a Roma, La Valletta e Tripoli, quest'ultima indicata da tutti come autorità competente a coordinare i soccorsi. "Abbiamo chiamato sette numeri differenti della sala operativa della cosiddetta Guardia costiera di Tripoli - raccontano i volontari - ma non abbiamo ricevuto risposta. Malta ci ha fornito un ottavo numero, che non risponde. Tutto questo è ridicolo. Ne basterebbe uno che funzionasse. Abbiamo avvisato Italia e Malta che la Libia non è raggiungibile. Nessuno ha attivato un'operazione di soccorso". Affermazioni respinte dalla Marina libica, che con il suo portavoce, il brigadiere Ayoub Gassem, ha smentito che le richiesta di soccorso siano state ignorate, sottolineando che in mattinata altri 140 migranti sono stati salvati da una motovedetta di Tripoli. Dal canto suo la Guardia costiera italiana ha precisato che, non appena saputo dell'emergenza, "come previsto dalla normativa internazionale sul Sar ha immediatamente contattato la Guardia Costiera libica, nella cui area di responsabilita' era in corso l'evento, che ha assunto il coordinamento e non potendo mandare propri mezzi perche' impegnati nei precedenti soccorsi, ha inviato sul posto il mercantile della Sierra Leone".

La disperazione a bordo

A bordo del barcone i naufraghi hanno trascorso ore drammatiche: "Stiamo congelando, la situazione è disperata, aiutateci. Abbiamo paura di morire", dicevano mentre imbarcavano acqua. Altri 47, salvati sabato 19 gennaio da un gommone che stava per affondare, sono sulla Sea Watch, sempre al largo della Libia, in attesa di conoscere quale sarà il loro destino. "Nessuno ci dà informazioni, non sappiano cosa fare, quale sarà il porto dove attraccare - dicono dall'equipaggio - "Chiediamo istruzioni e restiamo in attesa. Siamo stati rimandati ai libici che però non rispondono. Non c'è modo di parlare con loro".

Salvini: "Porti chiusi unico modo per salvare vite umane"

La giornata è stata anche caratterizzata dal dibattito politico che ancora una volta si è acceso in Italia sul tema migranti. "Bisogna mettere in galera gli scafisti. Devono avere la certezza che i porti italiani sono chiusi: è l'unico modo per salvare vite umane", sono state le parole del ministro dell'Interno. E poi: "Andremo a prendere in aereo donne e bambini che scappano dalla guerra, mentre per gli scafisti i porti restano e resteranno chiusi. I numeri di danno ragione: 150 sbarchi in questi giorni di gennaio, contro i 2.700 del gennaio 2018", afferma Salvini. (Oim: aumentano le probabilità di morire in mare).

Data ultima modifica 20 gennaio 2019 ore 23:52

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