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Covid, Procura Milano chiede di archiviare inchiesta su decessi al Pio Albergo Trivulzio

Lombardia
©Ansa

Secondo i pm mancherebbe il nesso causale tra le morti e le condotte all'interno della struttura e avrebbero chiesto l'archiviazione anche per tutti gli altri procedimenti simili relativi ai decessi nelle Rsa milanesi. Il comitato dei parenti: “Richiesta che ci trova totalmente amareggiati ma non sorpresi”

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La Procura di Milano ha chiesto all'ufficio gip l'archiviazione dell'inchiesta con al centro i decessi al Pio Albergo Trivulzio durante la prima ondata della pandemia da Covid nei primi mesi del 2020. Nel procedimento risulta indagato per omicidio colposo, epidemia colposa e violazione delle regole sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, anche l'ex dg Giuseppe Calicchio, oltre alla stessa struttura sulla base della legge sulla responsabilità amministrativa. La Procura milanese, stando a quanto si apprende, ha chiesto l'archiviazione anche per tutti gli altri procedimenti simili relativi ai decessi nelle Rsa milanesi.

La richiesta

Per i pm Mauro Clerici e Francesco De Tommasi, infatti, non è stata "acquisita alcuna evidenza di condotte colpose o comunque irregolari, causalmente rilevanti nei singoli decessi, in ordine all'assistenza prestata. Con riguardo ai singoli casi - aggiungono - neppure sono state accertate evidenze di carenze specifiche, diverse dalle criticità generali" riguardo le "misure protettive o di contenimento" del Covid "che possono con verosimiglianza avere inciso sul contagio". Manca in sostanza, secondo i magistrati, la prova del "nesso causale" tra morti e condotte nella Rsa. "L'impossibilità di tracciare con ragionevole certezza il percorso del virus nel suo ingresso" nei reparti è "un ostacolo insuperabile" per la "dimostrazione rigorosa e specifica del nesso causale" di "condotte commissive" e "omissive" e una "maggiore diffusione" del Covid all'interno della Rsa milanese in cui durante l'emergenza si sono registrate moltissime morti di anziani, scrivono ancora i pm. 

Il comitato dei parenti

"La decisione della Procura di Milano - spiega Alessandro Azzoni, presidente dell'Associazione Felicita che riunisce i parenti - ci trova totalmente amareggiati ma non sorpresi". La domanda "di verità e giustizia", secondo l'associazione, è stata "elusa dalla procura (e non solo).  Sin da subito, con fiducia - ha spiegato Azzoni - l'associazione Felicita per i diritti nelle Rsa, già Comitato Giustizia e Verità per le vittime del Trivulzio, quale parte diligente e attiva si è messa a disposizione degli inquirenti, raccogliendo le testimonianze di numerosi familiari dei degenti della struttura e degli operatori sanitari".

Le indagini

Nel corso di questi 18 mesi di indagini, "che hanno visto il lungo e impegnativo lavoro degli inquirenti, della Guardia di Finanza e dei periti", non è mai stato dato "spazio all'ascolto di nessuno dei 150 firmatari dell'esposto collettivo presentato dall'Associazione Felicita - ha aggiunto - Abbiamo assistito alla diffusa rimozione della tragedia nell'intento di cancellare il conflitto tra gli interessi dei cittadini direttamente colpiti e i diversi interessi delle parti economiche, politiche e istituzionali a vario titolo coinvolte nella catena di responsabilità, e per questo convergenti nell'ignorare la verità attraverso una comune narrazione auto-assolutoria. Una narrazione - si legge ancora in un nota - volta a giustificare e a rendere accettabile un'immunità giudiziaria generale (tutti colpevoli, nessun colpevole) e a sottrarre al diritto penale il giudizio sui fatti in nome del carattere straordinario, incontrollabile e imprevedibile del fenomeno pandemico. Il diritto alla particolare protezione degli anziani in quanto popolazione fragile, garantito dalla Costituzione, comporta l'obbligo/dovere del sistema sanitario e assistenziale ad approntare strumenti adeguati alla complessità del compito".