La Buona novella: Castaldi ricrea a fumetti il capolavoro di De André

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Vittorio Eboli

Da un disco alla carta. Feltrinelli Comics pubblica un libro che illustra i testi con cui il cantautore genovese ha reinterprato i vangeli apocrifi. Un'opera coraggiosa, per esperti e neofiti, da leggere con o senza musica

Un’operazione, anzi un’opera, coraggiosa e complessa. Paolo Castaldi ha messo in eleganti tavole a fumetti uno dei dischi più iconici di Fabrizio De André. “La buona novella” compie 50 anni e rivive nei toni ocra e crepuscolari di un tratto speranzoso e malinconico insieme. Non è un adattamento: i testi originali, verso per verso, sono quelli del cantautore genovese. L’effetto finale è molto suggestivo.

 

Un disco del 1970, di toni e ambientazioni spirituali, che canta la poesia e la forza dei Vangeli apocrifi: una scelta ardita.

Ho amato molto quel disco; questo lavoro lo volevo fare da quando ero adolescente, è l’età in cui ti innamori di cantautori come Fabrizio de André. In effetti ci avevo già provato, prima in modo dilettantesco, poi quando ho iniziato a pubblicare per editori più piccoli, ma c’era anche un problema di cessione dei diritti, per poter utilizzare i testi del grande chansonnier genovese. In questo senso, i tempi sono diventati maturi grazie alla Feltrinelli: Tito Faraci, direttore della collana, ha subito sposato questa mia idea, e abbiamo potuto sfruttare un canale già ben avviato tra l’editore e la fondazione De André, che giustamente è molto gelosa delle sue opere.

L’amore per De André è chiaro, ma perché proprio “La buona novella”?

Perché è il disco che io trovo più universale dei suoi: ci racconta istanze millenarie e attualissime, mentre altri dischi altrettanto emozionanti sono però più calati nel loro contesto storico e sarebbe difficile portare molti lettori di oggi, specie i più giovani, nelle lotte operaie degli anni’60, per esempio, o in altre dinamiche oggi meno presenti nella nostra società.

Capita di leggere comic book tratti da opere letterarie, o teatrali; molto meno comune è ‘visualizzare’ brani musicali. Ancor più rara, poi, la realizzazione precisa dell’intero testo dell’intero disco.

Mah, guarda, resiste il ‘mito’ che se non scrivi la tua storia originale non sei un vero autore. Ma un grande del teatro come Giorgio Strehler, solo per fare un  esempio molto famoso, metteva in scena testi anche di altri autori, ti proponeva la sua visione di quel testo lì, filtrato con la sua sensibilità, e nessuno ne metteva in discussione la grandezza. O Stanley Kubrick, regista grandissimo, ha girato quasi solo film tratti da romanzi, libri e soggetti di altri. Nel cinema è ritenuta una pratica nobile, nel teatro anche, nel fumetto no: non saprei onestamente dirti perché, ma non si fa tanto spesso, non funziona molto coi lettori.

Da ascoltare con o senza musica

Domanda d’obbligo: il libro è da leggere ascoltando il disco, oppure no? Mi sono fatto una mia idea ma ovvio, l’ideatore sei tu!

Ovviamente, il fumetto è pensato per risultare fruibile in entrambi i modi. Io personalmente consiglio di leggerlo unito all’ascolto, l’atmosfera è più coinvolgente, certo, ma attenzione: se non si conosce bene il disco, il rischio dietro l’angolo è di ‘distrarsi’ giocoforza un po’, nell’ascoltarlo, mentre se già lo si conosce bene ci si può godere di più la parte grafica. Altrettanto ovviamente, si può fare in entrambi i modi, leggerlo una volta ‘in silenzio’ e un’altra con la musica di sottofondo. Per dire, io l’ho letto riascoltando il disco solo poco prima di andare in  stampa, quando avevo già di fatto completato il lavoro, per vedere insomma che effetto faceva.

Nella parte finale, nel brano “Il testamento di Tito” proponi una galleria di personaggi ‘ai margini’: perché, e in base a quali criteri li hai scelti?

Ho cercato di associare a ogni comandamento (e a ogni ipocrisia che De André denuncia dietro ai 10 comandamenti…) una storia vera, reale, attuale. Avevo infatti anche l’esigenza di attualizzare una opera musicale di 50 anni fa, portarla ai giorni nostri, anche per spezzare un po’ il ritmo narrativo. Ho voluto quindi far conoscere 10 storie che rappresentassero bene queste ipocrisie. Ho scelto storie non troppo famose, volutamente.

Ultima curiosità: ti sei imposto con due graphic novel dedicate a miti del calcio come Maradona e Ibrahimovic, due icone molto popolari ma certo non raffinati intellettuali come De André: quali tratti in comune possono avere, se ne hanno?

Sono tutti e tre personaggi fuori dagli schemi. Prendi i calciatori di oggi, per esempio. Sembrano elettrodomestici, ossia fanno benissimo il loro lavoro, ma fanno una cosa sola, quasi tutti sembrano confinati nel loro castello dorato, apparentemente disinterassati a ciò che accade fuori. A mio modo di vedere, invece, persone con così grande notorietà forse dovrebbero esporsi, ‘usare’ quella popolarità per altri scopi che vadano oltre il loro cortile, ad esempio Ibra ha fatto tantissimo (spesso lontano dai riflettori) per il suo difficile quartiere nativo di Malmö, Maradona ha preso spesso posizioni scomode… Ecco, loro tre non avevano, non hanno paura di dire cose ‘fuori posto’, fuori dagli schemi, anche provocatorie. Sono tre personaggi “sbagliati”.

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