Asterys, emergenza spinge aziende a reagire a situazione incertezza

Lavoro
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"Nella situazione globale di incertezza in cui ci troviamo - dichiara Giovanna D’Alessio, partner di Asterys - le persone sono portate ad adottare due diversi comportamenti: paura, impotenza e vittimizzazione o autorealizzazione e impegno”

L'emergenza sanitaria ha prodotto pesanti conseguenze a livello sociale, economico e lavorativo che hanno spinto le aziende a reagire alla situazione di incertezza con azioni rapide, non pianificate, facendo spesso evolvere il proprio modello di business e investendo in soluzioni tecnologiche per favorire nuove pratiche collaborative. Per comprendere come un’azienda possa essere in grado di cambiare, di prosperare oltre l’incertezza e le sfide, imparando dal momento attuale, Asterys, società internazionale di sviluppo organizzativo, nella fase 2 del Covid-19 ha svolto, in collaborazione con Dynata, il progetto di ricerca ‘Organizzazione 2020: rischio involuzione’, con interviste a un campione di 560 tra executive, people manager e contributori individuali di aziende da 200 a +50.000 dipendenti, in Italia e nei maggiori Paesi europei. L’indagine attuale fa seguito a quella condotta nel 2017 da Asterys che aveva l’obiettivo di comprendere come era possibile aiutare le grandi imprese (dai 1.000 dipendenti in su) a stare in forma da un punto di vista strutturale e culturale, non solo per sopravvivere ma per crescere nei successivi 10 anni. Lo scopo dell’indagine 2020 era fare il punto della situazione, dopo 8 mesi dall’inizio della pandemia, su struttura, cultura organizzativa, processi e pratiche manageriali che renderanno vincenti le aziende nei prossimi anni, verificando anche l’ipotesi di modelli alternativi.

D’Alessio, ‘aziende devono mantenere dinamicità’

"Nella situazione globale di incertezza in cui ci troviamo - dichiara Giovanna D’Alessio, partner di Asterys - le persone sono portate ad adottare due diversi comportamenti: paura, impotenza e vittimizzazione o autorealizzazione e impegno. Sebbene la ricerca rafforzi alcuni degli aspetti delle imprese più agili, in questo momento di crisi rileviamo una leggera preferenza verso alcune pratiche tipiche delle aziende centralizzate, in cui i dipendenti si aspettano che sia il vertice a dettare direttive e strategie, delegando a loro l’assunzione del rischio". "Per le aziende - sostiene - che vogliono però mantenere una certa dinamicità e flessibilità questo è un elemento da gestire per mantenere l’accountability ed evitare l’avversione al rischio dei dipendenti, per permettere all’impresa di innovare e crescere. Questa tendenza emersa dall’indagine, se protratta nel tempo, può portare a una vera e propria involuzione e al ritorno di pratiche che appartengono a un vecchio e ormai obsoleto modello di organizzazione".

Rivoluzione smart working

Quasi i due terzi dei rispondenti (65%) dichiarano che le decisioni saranno decentralizzate e prese a livello di team o a livello individuale. In questo ambito il 25% dei partecipanti ritiene che nel futuro le aziende di successo adotteranno un processo decisionale basato sull’assenso, il così detto 'Consent Decision Making', in cui la decisione viene ratificata automaticamente a meno che non ci siano obiezioni valide. Se da una parte l’emergenza Covid ha dato una forte accelerazione allo smartworking, nonostante le difficoltà iniziali riscontrate durante il lockdown, oggi è possibile affermare che la percezione del luogo di lavoro dell’azienda di successo si sia radicalmente modificata, tanto che solo il 28% del campione ritiene che l’ufficio continuerà ad essere l’ambiente di lavoro principale con un regolare orario di entrata e uscita."Con l’introduzione dello smartworking, che in Italia sarebbe più corretto chiamare ‘lavoro da remoto’, le persone possono perdere la visione sistemica della propria azienda poiché spesso non hanno a disposizione tecnologie e metodologie in grado di supportare una vera collaborazione virtuale tra team. Un problema questo che non è da imputare al solo momento che viviamo, ma che affonda le sue radici nell’incapacità di molte aziende di comprendere che forma dovrebbe avere la propria organizzazione per far sì che all’interno si possa favorire un diverso modo di lavorare delle persone, che sia più efficace e in grado di garantire un livello di performance maggiore, per poter essere competitiva domani", afferma Stefano Petti, partner di Asterys.

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