Dema: Sindacati, Mise ci convochi, a rischio 700 addetti

Lavoro
©Getty
Stefano Patuanelli, ministro dello  Sviluppo economico

L’allarme di Fim, Fiom e Uil al ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli per evitare che l’azienda fallisca e i lavoratori vengano licenziati

 

"Il Mise ci convochi urgentemente per evitare che la Dema fallisca e i suoi oltre 700 lavoratrici e lavoratori siano licenziati". E' l'appello che le segreterie territoriali di Fim Fiom e Uilm rivolge al ministro Patuanelli per sollecitare la riapertura di un tavolo di crisi sulla società di costruzioni aeronautiche Dema , con cui impedire "un ulteriore scempio" di due territori, Campania e Puglia, "già pesantemente colpite dalla deindustrializzazione".

 

E in una lettera inviata a tutte le istituzioni pugliesi, dal governatore alla Task forces regionale fino a Confindustria locale, ripercorrono le tappe della vicenda che il 27 maggio prossimo vedrà la presentazione dell'istanza stragiudiziale ex artt. 182 bis e ter presso il Tribunale di Nola per la ristrutturazione del debito per il quale l'azienda dovrebbe rinunciare a 50 mln di euro di crediti. Il tempo dunque stringe, dicono ancora Fim Fiom e Uilm; la situazione è peggiorata con il lockdown imposto dal Coronavirus. 

 

La posizione del sindacato

 

"Il peso della situazione debitoria, non finanziabile dalla generazione di cassa, che il piano 2019 prevedeva nell'orizzonte 2020-2024, rappresentava già lo scorso anno uno dei principali motivi di preoccupazione e le conseguenze dell'emergenza sanitaria ne ha indotti di ulteriori, con la caduta del mercato dell'aviazione civile destinata a durare nel medio termine, che aggraveranno di molto questa evenienza, rischiando di non lasciare alcuna speranza di successo senza una significativa rinegoziazione del debito stesso".

 

Ma anche la rinegoziazione presenta delle criticità: i 5 anni entro i quali azzerare il credito vantato dall'Inps, dicono, "farebbe gravare sui costi aziendali un peso tale da impedirne la sussistenza in vita, rendendo vano ogni tentativo di sostenere l'impresa e garantire l'occupazione". Azioni, queste, nei confronti dell'azienda che rischiano, denunciano ancora Fim Fiom e Uilm, " di erodere drammaticamente i già esigui margini di manovra, facendo precipitare la situazione nel corso dei prossimi giorni". E il fallimento dell'azienda porterebbe con sè, ribadiscono i sindacati, conseguenze pesanti: dal licenziamento di oltre 700 lavoratori ad una penalizzazione per la stessa Inps che non potrebbe più ricevere i contributi correnti dei dipendenti e dovrebbe farsi carico dei costi legati agli ammortizzatori sociali, senza contare "le tensioni e le conseguenze di ordine pubblico conseguenti alle proteste dei lavoratori". Il Paese dunque, conclude la lettera, "perderebbe in modo irreversibile attività industriale di alto livello". Da qui, per i sindacati, l'urgenza di una convocazione da parte del ministro dello Sviluppo, Patuanelli.

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