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“Bastava chiedere”: perché il femminismo quotidiano è ancora oggi necessario

4' di lettura

IL LIBRO DELLA SETTIMANA Dieci storie della fumettista Emma raccontano quanto la strada per una reale parità di genere sia ancora lunga. Non ne siete convinti? Date un occhio a una di queste tavole 

Il titolo è “Bastava chiedere” e ha il grande merito di mettere a fuoco, in due parole, un vizio ancestrale. Prima di parlare del libro, quindi, partiamo dalla dinamica. “All’epoca del mio primo lavoro”, racconta la protagonista di questa storia, “fui invitata a cena da una delle mie colleghe. Quando arrivai, la mia amica stava cercando di far mangiare i bambini mentre preparava la nostra cena. A un certo punto la zuppa strabordò dalla pentola e la nostra cena finì per terra”. Il copione non è inedito, la reazione del compagno ancora meno: “Che disastro? Ma che hai fatto?”, chiede. E, di fronte alla replica esasperata della protagonista (“In che senso che ho fatto? Ho fatto TUTTO, ecco che ho fatto”), la risposta cade sottile e implacabile come una mannaia: “Ma bastava chiedere! Ti avrei aiutata”.

La conclusione è inevitabile (e per molti di noi familiare): “Quando un uomo si aspetta che sia la sua compagna a chiedergli di occuparsi delle faccende di casa, significa che la considera già come la responsabile principale dei lavori domestici e quindi sta a lei sapere cosa c’è da fare e quando farlo. Il problema è che pianificare è di per sé un lavoro a tempo pieno. Se si chiede alle donne di organizzare tutto e poi anche di svolgere gran parte delle cose da fare, le si carica del 75% del lavoro totale”. In termini ancora più espliciti: "Insomma, quello che i nostri partner stanno davvero dicendo quando ci chiedono di dir loro cosa c'è da fare, è che rifiutano di prendersi la loro parte di carico mentale".

Un curioso paradosso

A raccontare questa storia è Emma Clit, un’ingegnera informatica francese che è diventata una fumettista piuttosto nota anche alle nostre latitudini grazie a delle efficacissime storie pubblicate online (questa che abbiamo riportato si può leggere integralmente qui). Le storie, da qualche settimana, sono arrivate in libreria con Laterza, accompagnate dall’introduzione di Michela Murgia (a cura di L. Viederman e G. Anastasia, pp. 186, euro 18). E sono, in gran parte, sorprendenti perché centrano bene un paradosso: parlano di temi e di problemi che siamo convinti di conoscere ma che in realtà non conosciamo a fondo.

“Rilassati!”: il controllo sociale delle nostre emozioni

Gli esempi? Infiniti. Si potrebbe, ad esempio, partire dal secondo capitolo di questo libro (“Rilassati!”), che – in poco più di venti tavole – spiega come sin dall’infanzia nei maschi l’aggressività sia considerata molto presto come normale, visto che “fa parte delle qualità ritenute necessarie per ‘diventare uomo”; e come invece le bambine, sin da piccolissime, siano “incoraggiate a restarsene tranquille”: la loro aggressività sarà sempre presentata come inadeguata. "Di una donna adulta che si arrabbia si dirà che è emotiva e irrazionale, perché la collera non viene percepita in questo caso come un'emozione normale".

Uno stile diretto e impietoso

Le poco meno duecento pagine di “Bastava chiedere” sfatano gli stereotipi che molti uomini (e anche molte donne) hanno riguardo alla parità di genere. E lo fanno in modo impietoso grazie a uno stile diretto, semplice ed efficace. Se siete quindi convinti che questi temi siano ormai superati e che un libro come questo non sia benedetto, non vi tocca che sfogliarlo: basterà poco affinché via rendiate conto della sua necessità.

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