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Non solo #BoycottDolce: tutte le polemiche su Dolce & Gabbana

4' di lettura

Gli stilisti sono finiti sotto accusa sui social per l'ultima campagna pubblicitaria, considerata razzista e sessista, e ancor più per i successivi insulti alla Cina attribuiti a Stefano Gabbana su una chat online. Ma l'episodio non è il primo ad imbarazzare D&G

È di moda Dolce & Gabbana. Ma nonostante sia uno dei brand italiani più famosi al mondo è spesso finito al centro delle polemiche per gaffe e cadute di stile. L’ultima riguarda la campagna social che avrebbe dovuto lanciare D&G nel mercato cinese e che invece gli è costata la cancellazione dell’attesissima sfilata evento a Shanghai.

Gli stilisti sono stati accusati di razzismo e sessismo dopo il rilascio di tre video promozionali nei quali una giovane donna cinese mangia piatti della cucina italiana (pizza, spaghetti e cannolo) con le tradizionali bacchette e una voce maschile fuori campo, di fronte ai suoi tentativi impacciati, dà consigli su cosa e come fare giocando su doppi sensi. "È troppo grande per te?" chiede maliziosamente la voce maschile mentre la ragazza, con tratti e modi così orientali da essere palesemente stereotipati, prova a mangiare un cannolo.

Se l’obiettivo era conquistare la fetta più grande del mercato globale del lusso (si stima infatti che nel 2025 i consumatori cinesi saranno quasi la metà del mercato globale di fascia alta) si può dire che sia fallito, soprattutto dopo la diffusione di alcune conversazioni on line dall'account di Stefano Gabbana pubblicate da Diet Prada, profilo Instagram dedicato a smascherare le copie e i falsi nel mondo della moda. "D'ora in poi in tutte le interviste che farò a livello internazionale dirò che Paese di .. è la Cina", si legge in un passaggio di una conversazione in inglese dove compaiono cinque emoticon degli escrementi al posto dei puntini sospensivi. "Cina ignorante sporca che puzza di mafia" è un altro degli insulti visibili nei dialoghi, in cui si insinua anche che i cinesi mangino i cani. Frasi pesantissime, che hanno costretto gli stilisti a cancellare l'evento e a denunciare un hackeraggio dei loro account, ma che nel frattempo erano apparsi sui maggiori media statali cinesi.

Gli stilisti dunque sostengono di essere stati vittima di un attacco dei pirati informatici ma, anche se questo fosse confermato, la questione è che quelle frasi sono apparse verosimili perché non è la prima volta che Dolce e Gabbana rispondono in maniera poco ortodossa alle polemiche contro di loro.

“I figli sintetici non mi convincono”. Questa frase di Dolce nel marzo 2015 ha scatenato oltre 24mila tweet in 24 ore e centinaia di polemiche, sui social e fuori. Alle proteste del cantante Elton John che ha lanciato in rete l’hashtag #BOICOTTADOLCEGABBANA, gli stilisti hanno risposto: “Boicottarci per cosa, perché non la pensiamo come voi? Siamo nel 2015, questo è medievale”. Stefano Gabbana gli avrebbe dato anche del “fascista” su Instagram: “Vedo che ci sono anche in rete i gay omofobi” ha dichiarato poi in un’intervista. Subito dopo ha lanciato #BOICOTTAELTONJOHN. Alla Cnn, D&G hanno spiegato in seguito di rispettare il modo di vivere di tutti, compreso di chi decide di avere figli in provetta. Ma, dicono, anche gli altri dovrebbero rispettare le differenze di opinione: “Ognuno deve scegliere ciò che vuole, questa è la democrazia”. Nonostante ciò si è alzato un vero e proprio polverone mediatico.

Polemiche anche nel settembre del 2017 dopo lo spot del nuovo profumo di Dolce & Gabbana girato a Napoli con protagonisti Emilia Clarke e Kit Harrington, celebri attori molto apprezzati dai fan. Quello che però ha destato polemica, subito dopo la pubblicazione dei video, è stata un’immagine stereotipata della città, sulle note di “Tu vuò fa l’americano” di Renato Carosone, con i protagonisti che passeggiavano tra vicoletti in confusione, pizza, spaghetti. Alle critiche, Stefano ha risposto iniziando a pubblicare delle storie sul suo profilo Instagram insulti contro i napoletani: “Non verrò mai più a Napoli a farvi pubblicità! Brutta gente, siete lo schifo d’Italia”.

Ogni tanto bisognerebbe ricordare che l'educazione è un evergreen della moda.

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