Il coronavirus risparmia i monasteri genovesi

Liguria
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Nessun contagio neppure nelle Rsa gestite da religiosi

 Il coronavirus resta lontano dai monasteri e dagli istituti di vita consacrata di Genova. La conferma arriva da padre Gabriele Ambu, frate cappuccino della comunità di Padre Santo e delegato arcivescovile per la Vita consacrata, e don Maurizio Verlezza, sacerdote salesiano e direttore dell'Istituto don Bosco di Sampierdarena. "Fino ad oggi, nella diocesi genovese, si è registrato un solo decesso per coronavirus tra i religiosi: si tratta di un frate cappuccino di 80 anni che apparteneva alla comunità di San Bernardino al Righi" ha affermato padre Ambu. "Un altro frate, anche lui cappuccino e appartenente alla comunità che svolge servizio presso la cappella dell'ospedale san Martino di Genova è invece in ospedale. I suoi confratelli sono stati per un breve periodo in quarantena precauzionale ma, dopo aver effettuato i tamponi ed essere risultati tutti negativi, hanno ripreso la loro opera di conforto dei malati nei padiglioni dell'ospedale".
    Buona la tenuta nei conventi diocesani. "Fin dalle prime notizie di focolai - ha affermato padre Ambu - ho invitato tutti gli istituti di vita consacrata ad annullare gli impegni quaresimali". Situazione tranquilla anche nelle case di riposo gestite da religiosi dove, almeno fino ad ora, non si sono avuti contagi.
    "Tra le tante realtà - ha continuato padre Gabriele - possiamo ricordare le suore Minime di Marassi e le Piccole sorelle dei poveri di Via Corridoni che, immediatamente hanno messo in atto misure di quarantena limitando drasticamente le visite dei parenti e il contenimento degli accessi". (ANSA).
   

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