Morì cadendo da balcone: pm, 7 anni per studenti

Liguria
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Per il procuratore ragazza fuggiva da un tentativo di violenza

 Il procuratore di Arezzo ha chiesto una condanna a sette anni per i due imputati, gli aretini Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, al processo per la morte di Martina Rossi, la studentessa genovese che il 3 agosto 2011 precipitò dal balcone della camera dei due giovani, al sesto piano di un hotel a Palma di Maiorca. Per l'accusa, il pm ha ricostruito quanto accaduto nelle prime ore del 3 agosto puntando sui graffi sul collo di Albertoni e sul fatto che la ragazza non avesse gli short, la giovane, per l'accusa, morì mentre cercava di fuggire da un tentativo di violenza messo in atto dai due ragazzi. Per questo il procuratore ha chiesto per gli imputati 4 anni per la tentata violenza e tre per morte in conseguenza di altro reato.

Il procuratore Rossi, che in aula ha ricostruito anche il profilo psicologico della ragazza, una giovane solare e desiderosa di vita e soprattutto felice della vacanza, ha spiegato che "del racconto di Albertoni e Vanneschi non tornano i dati oggettivi: la finestra per esempio era aperta perché legata con il filo dell'antenna della tv come dimostrano le foto quindi non è possibile lei che abbia aperto la finestra, preso la rincorsa e si sia buttata. Contro la tesi del lancio volontario c'è poi anche la caduta a candela che esclude lo slancio". E ancora. "Albertoni aveva riferito di aver calmato Martina e allora perché il giovane era sconvolto quando scese da basso nella camera delle amiche di Martina?". Inoltre, ha ricordato il pm, "Martina non aveva gli occhiali al momento del fatto: non ci vedeva bene quindi è normale che tentando di fuggire abbia perso l'equilibrio e sia caduta". Ultimo elemento, sempre secondo l'accusa, il commento dei due imputati con gli amici, come testimoniato dagli stessi in aula: "abbiamo lasciato il segno ovvero - ha commentato Rossi - vuol dire che si attribuiscono il merito dell''impresa'". Una versione sposata dagli avvocati di parte civile che hanno parlato subito dopo il pm. In particolare Luca Fanfani che ha ripercorso la vita studentesca di Martina citando tutte le testimonianze degli amici che "hanno descritto Martina come una ragazza piena di vita".

"Non importa la pena ma solo la soddisfazione della sua mamma per riuscire finalmente a capire la morte di Martina. Sono oggettivamente sconvolto dall'indifferenza e dalla mancanza di presenza degli imputati, avessero visto morire un gatto si sarebbero preoccupati di più. Martina era un valore per tutto il mondo". Lo ha detto Bruno Rossi, padre di Martina Rossi la studentessa genovese morta il 3 agosto 2011 precipitando dal balcone della stanza di un hotel a Palma di Maiorca, in merito alla richiesta del pm Rossi di sette anni per tentata violenza e morte, in conseguenza di altro reato, nei confronti dei due imputati aretini Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi. Stefano Buricchi, legale di Luca Vanneschi, ha sottolineato: "Valuterò insieme al collega - ha detto il legale - se in sede di arringa produrre una memoria del mio assistito".

I legali Stefano Burricchi e Tiberio Baroni, che difendono rispettivamente Vanneschi e Albertoni, parleranno lunedì prossimo puntando tutto, come accaduto fin dall'inizio del processo, sull'ipotesi del suicidio della giovane studentessa. Non è vero che Martina precipitò dalla stanza degli imputati per sfuggire ad un loro tentativo di violenza, dicono, ma la giovane si buttò volontariamente dal balcone. A sostegno di questa ricostruzione la testimonianza della cameriera spagnola Francisca Puga che, sentita quattro volte prima in Spagna e poi in Italia, ha raccontato di aver visto la giovane sul balcone mentre alzava una gamba e si lanciava nel vuoto
   

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