Al centro del dibattito le ripercussioni sul nostro Paese della chiusura dello Stretto di Hormuz e delle tensioni in Medioriente. Protagonisti del confronto Eliseo Cuccaro, presidente dell'Autorità portuale Napoli-Salerno, Annalisa Tardino, presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale, Domenico Bagalà, presidente della Adsp del mare di Sardegna e Francesco Mastro, presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico meridionale
Il ruolo strategico dei porti del Sud, tra logistica, sviluppo economico e connessioni nel Mediterraneo, è stato al centro di uno degli ultimi panel andati in scena a Live In Roma, sul palco del teatro di Villa Torlonia (IL RACCONTO DELLA GIORNATA). Protagonisti del confronto Eliseo Cuccaro, presidente dell'Autorità portuale Napoli-Salerno, Annalisa Tardino, presidente dell'Autorità di sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale, Domenico Bagalà, presidente della Adsp del mare di Sardegna e Francesco Mastro, presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico meridionale. Al centro del dibattito le ripercussioni sul nostro Paese della chiusura dello Stretto di Hormuz e delle tensioni in Medioriente. A fare per primo il punto sulla situazione è stato Cuccaro, che dopo avere ribadito la centralità del porto di Napoli per gas e idrocarburi, ha voluto sottolineare la preoccupazione non tanto per il rifornimento del Mezzogiorno, che già può contare su partner strategici come Algeria e Azerbaigian, quanto sui prezzi. “Questa situazione”, ha detto, “anche qualora dovesse risolversi nel breve periodo, si riverserà sui consumatori e sul carrello della spesa. Per questo auspico misure di sostegno ai salari da parte del governo”. Sulla stessa lunghezza d'onda anche Bagalà, per il quale, al momento, non ci sono segnali di “scarsità della risorsa”, quanto piuttosto di “choc da prezzo”. Per questo, il mantra dovrò essere, ancora una volta, la flessibilità degli approvvigionamenti, come già accade a Sarroch, in Sardegna, dove i maggiori quantitativi provengono da Libia e Turchia. Per Mastro, d'altra parte, il problema è rappresentato dal fatto che “dipendiamo ancora dagli idrocarburi e siamo vittime di un mercato che non doveva appartenerci più”. “Non abbiamo incentivato mercati alternativi”, spiega, “e dipendiamo da politiche di regimi guerrafondai”. Difficile dire se ci attende un aumento dei prezzi per l'estate, sottolinea Tardino, mentre è unanime la necessità, ribadita a più riprese, di cambiare strategia di crescita, col suggerimento, dettato da Bagalà, di riavvicinare la produzione ai mercati di consumo.
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