Live In Roma, come l'IA cambia il mercato del lavoro

Economia

Un confronto sulle prospettive dell’intelligenza artificiale e sul suo impatto sul futuro delle imprese e della società. Ne discutiamo con Paolo Spreafico, Country Director Customer Engineering di Google Cloud, Fabrizio Vigo, Ceo e founder di Sevendata e con Fabio Moioli, consulente Spencer Stuart

Secondo una stima della Implement Consulting Group, un uso maggiore dell’intelligenza artificiale permetterebbe al Pil italiano di crescere del +8% in dieci anni. Di questo si è parlato a Live In Roma, l'evento di Sky Tg24 in diretta da Villa Torlonia (SEGUI LA GIORNATA IN DIRETTA). Quali sono i passi concreti  che le aziende dovrebbero fare per riuscire ad agganciare una cifra del genere? A rispondere è Paolo Spreafico, Country Director Customer Engineering di Google Cloud, che si è detto contento del fatto che “in Italia siano aumentati i tool consumer, strumenti legati all’intelligenza artificiale. Oltre il 60% degli italiani utilizzano giornalmente uno strumento legato all’intelligenza artificiale e questo impatto quotidiano può essere traslato anche nel mondo dell’impresa”. Google, ha sottolineato Spreafico, ha dichiarato di essere un’azienda che mette l’Ai al primo posto nel 2016. Sono passati 10 anni e l’impatto di quello che faccio quotidianamente aumenta la produttività dei dipendenti e la qualità delle applicazioni che mettiamo sul mercato”. 

Per lo sviluppo dell’Ai servono investimenti ingenti ma in un contesto come quello italiano che è fatto di tante piccole e medie imprese rischiamo di partire un passo indietro? “Io penso che la rivoluzione dell’intelligenza artificiale sta in un passaggio che consente la democratizzazione dell’accesso alla tecnologia delle piccole e medie imprese”, ha commentato Fabrizio Vigo, Ceo e founder di Sevendata. “Gli investimenti sui modelli, gli algoritmi e gli altri strumenti è giusto che li facciano le imprese che hanno le risorse per farlo. Le piccole e medie imprese possono invece sfruttare l’Ai agentica, ovvero quei processi automatizzati per usare al meglio i propri dati, che sono il grande valore che ogni azienda ha, e automatizzare i processi stessi a costi affrontabili anche per le piccole e medie imprese che possono così diventare davvero competitive”.

Le imprese italiane sono pronte per collaborare con gli agenti Ai? "L'italia è in una posizione interessante ma ambivalente: ha grande potenziale ma deve fare qualcosa per renderlo realtà”. Questa la risposta di Fabio Moioli, consulente Spencer Stuart. “In questo momento - ha spiegato - gli Usa sono leader mondiali nella creazione dei language model, Gemini di Google, ChatGPT, Cloud. Servono investimenti grandissimi e gli Usa guidano: poi la Cina e l’Asia che stanno diventando leader nella robotica. E infine l’Europa e l’Italia che hanno possibilità per utilizzi più verticali dell’intelligenza artificiale: ad esempio noi siamo leader del food e potremmo usare l’Ai per l’agri-tech, il food-tech, trasformare la produzione agricola o altre produzioni industriali, manifatturieri eccetera. Così potremmo giocare una partita diversa rispetto a Usa e Cina”.