Formazione tecnica, da Recovery Plan risorse per 1,5 miliardi

Economia

Alessandra Zompatori

Nell'ambito delle risorse in arrivo per il recovery plan un miliardo e mezzo saranno destinate agli istituti tecnici superiori, percorso formativo ancora poco conosciuto in Italia, ma che può offrire concrete opportunità di lavoro ai giovani.

Mario Draghi nel suo discorso programmatico l’ha detto a chiare lettere: la scuola è tra le priorità del nuovo governo e una particolare attenzione va riservata agli istituti tecnici superiori, corsi post diploma che in molti casi possono rappresentare una valida alternativa alla laurea.

Il percorso formativo degli Istituti Tecnici Superiori

Nati nel 1998 ma concretamente operativi solo da una decina di anni, sono 107 in tutta Italia, collocati soprattutto al Nord, frutto della collaborazione fra scuole, imprese del territorio e università. Gli indirizzi di studio, con il 30 per cento delle ore svolte in azienda, vanno dalla meccatronica alle nuove tecnologie avanzate di industria 4.0 e hanno l’obiettivo di formare, in un corso biennale o triennale concordato con le necessità del sistema produttivo, profili di lavoratori super ricercati dalle piccole e medie imprese, tanto che ad un anno dal diploma oltre l’80 per cento degli studenti trova un’occupazione.

 

In Italia gli ITS sono poco conosciuti, rispetto a Francia e Germania

Però in Italia finora i ragazzi iscritti a questi percorsi professionali sono ancora pochi, intorno ai 18mila, contro i 400 mila francesi e il milione di tedeschi. E il punto sta proprio qui. Per potenziare e rilanciare questa offerta formativa, ancora non molto conosciuta da giovani e famiglie, il recovery plan stanzia risorse record. Un miliardo e mezzo, che come ha detto lo stesso presidente del consiglio rappresenta “20 volte il finanziamento di un anno normale pre-pandemia”. E gli obiettivi sono ambiziosi. Per soddisfare il fabbisogno di figure tecniche nell'area digitale e ambientale, sarebbe necessario diplomare 3 milioni di ragazzi e ragazze nel quinquennio 2019-23, nonostante il calo dell’occupazione conseguente alla pandemia, infatti, per le aziende quasi 3 ricerche di personale tecnico su 10 sono difficili da reperire proprio in particolare tra i settori della tecnologia innovativa, mobilità sostenibile e della meccanica. Una preziosa opportunità in un Paese che ha il triste primato in Europa dei Neet con oltre il 22 per cento della popolazione tra i 15 e i 29 anni che non studia e non lavora e una disoccupazione giovanile che sfiora il 30% a fine 2020

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