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Banca Popolare di Bari, cos'è successo: la vicenda in 6 punti

Economia

Dai primi rilievi del 2010 al commissariamento del 13 dicembre 2019: un dossier della Banca d'Italia ricostruisce le tappe principali della crisi della Banca Popolare di Bari. Eccolo riassunto in 6 punti principali

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Venerdì 13 la Banca d’Italia ha commissariato la Popolare di Bari; domenica 15 il Consiglio dei ministri ha stanziato 900 milioni di soldi pubblici per salvare l’istituto. Ma come si è arrivati a una situazione tanto complicata, con rischi enormi per i risparmiatori? Le tappe della crisi dell’istituto pugliese vengono ricostruite dalla stessa Bankitalia in un dossier di 7 pagine.

2010, i primi rilievi

La Banca d'Italia segnala una prima ispezione con esito "parzialmente sfavorevole" nel 2010. Si parla di carenze organizzative e carenze anche sui controlli interni. L'esigenza di rafforzare i presidi sui "rischi di liquidità" vengono rilevati anche nei successivi controlli del biennio 2011-12, con la richiesta di un'indagine sull'Audit interno. L’anno dopo si registrano piccoli progressi ma anche "il permanere di alcune aree di debolezza". Vengono adottati provvedimenti restrittivi.

2014, l'acquisto di Tercas

Nel luglio 2014 "la Banca d'Italia autorizza Bpb ad acquisire il controllo di Banca Tercas". Su questo punto, molti muovono critiche a Via Nazionale. Perché autorizzò questa acquisizione? Il governatore Visco spiega che l'obiettivo era quello di "salvaguardare i depositanti e rilanciare il piccolo istituto abruzzese", ma anche quello di creare una dorsale creditizia adriatica. Altro punto controverso: l'operazione prevede un contributo del fondo interbancario, 330 milioni. Ma l’anno dopo (primavera 2015) l'intervento viene contestato dall'Antitrust europeo "per la sua presunta configurabilità come aiuto di Stato". L'intervento viene quindi sostituito da altri strumenti, ma questo comporta un "ritardo dei tempi di integrazione, con significative conseguenze negative sulla attività di entrambi gli istituti", quello salvante e quello salvato. Solo nel 2019 il Tribunale dell'Unione Europea annullerà la decisione UE sugli aiuti a Banca Tercas. Peraltro pende l’appello della Commissione europea sulla vicenda, che risulta quindi ancora aperta.

2015, la riforma delle Popolari

I destini della Popolare di Bari si intrecciano con la riforma delle banche popolari, varata dal Governo Renzi. L'assemblea dei soci delibera la riduzione da 9,53 a 7,5 euro il valore delle azioni (che, ricordiamo, non sono quotate in borsa, quindi il valore delle azioni non è determinato dalle fluttuazioni di mercato). "Ne seguono un malcontento della base sociale e richieste di vendita di azioni", scrive Bankitalia.

2016, indagini sulle nuove azioni

L’anno dopo scattano indagini su queste nuove azioni e altri controlli "mirati ai profili di adeguatezza patrimoniale e del credito". Via Nazionale segnala una non piena adeguatezza degli organi dell'istituto per "affrontare le accresciute complessità" anche legate all'acquisto di Tercas. Scattano anche segnalazioni alla Consob su alcuni aspetti, l’autorità erogherà poi multe per 2 milioni. Nel dicembre 2016 il Consiglio di Stato sospende la riforma delle popolari e interrompe il processo di trasformazione in Spa. "Viene quindi meno una condizione importante per raccogliere capitale di rischio", scrive Bankitalia.

2017-18, tentativi di aggregazione

Le difficoltà dei conti si intrecciano con la ricerca di partners per possibili aggregazioni. Bankitalia a marzo chiede il rinnovo dei vertici e un rafforzamento della governance con “l'ingresso di elementi con specifiche competenze bancarie e finanziarie e invita il Presidente a dar corso ai propositi di rassegnare le proprie dimissioni". La banca elabora i primi progetti di trasformazione e aggregazione con altre popolari minori. Ma la vigilanza rileva rischi e i progetti vengono accantonati.

2019, “stallo gestionale”

I conti diventano sempre più negativi (430 milioni di rosso alla fine del 2018), e la Banca d'Italia evidenzia all'inizio del 2019 "un vero e proprio stallo gestionale", per la conflittualità tra presidente e amministratore delegato. A giugno la vigilanza di via Nazionale, in numerosi incontri, chiede agli esponenti aziendali "di preservare la coesione nella governance in una fase particolarmente delicata per la banca". “I risultati, ufficializzati a dicembre, evidenziano l'incapacità della nuova governance di adottare con sufficiente celerità ed efficacia le misure correttive necessarie per superare la stasi operativa - racconta la Banca d'Italia - e riequilibrare la situazione reddituale e patrimoniale della Bpb. Emergono inoltre gravi perdite patrimoniali che portano i requisiti prudenziali di Vigilanza al di sotto dei limiti regolamentari". Scatta il commissariamento.