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Istat, in Italia record ultracentenari. Donne più longeve, uomini con miglior salute

I titoli delle 18 di SkyTg24 del 20 giugno

5' di lettura

Secondo il Rapporto annuale dell’Istituto di statistica, sono quasi 15mila gli over 100. La vita media degli uomini è di 80,8 anni, quella delle donne di 85,2. Continua la recessione demografica: record negativo delle nascite, diminuiscono anche tra gli stranieri

L’Italia, insieme alla Francia, è il Paese in Europa con il maggior numero di ultracentenari: sono quasi 15 mila. Lo rileva l'Istat nel suo Rapporto annuale, specificando che "nel 2018 si stima che gli uomini possano contare su una vita media di 80,8 anni e le donne di 85,2 anni. Nel tempo i vantaggi di sopravvivenza delle donne rispetto agli uomini si sono ridotti". Il Paese invecchia, mentre continuano a calare le nascite: lo scorso anno sono stati iscritti in anagrafe oltre 439 mila bambini, quasi 140 mila in meno rispetto al 2008. Un dato su tutti certifica la "recessione demografica" che sta colpendo l’Italia: il 45% delle donne tra i 18 e i 49 anni - qui i dati si fermano al 2016 - non ha ancora avuto figli. Ma coloro che dichiarano che l'avere figli non rientra nel proprio progetto di vita sono meno del 5%. Senza gli stranieri il declino demografico sarebbe iniziato negli anni ’90.

Donne maggiormente colpite da patologie

Le donne vivono di più rispetto agli uomini ma negli ultimi anni della loro esistenza devono fare i conti con disturbi e acciacchi cronici che minano le loro condizioni di salute. Il Rapporto conferma che le donne possono contare su una vita media pari a 85,2 anni, mentre gli uomini si attestano sugli 80,8 anni. Eppure il vantaggio della sopravvivenza tra i due sessi si sta riducendo nel tempo. Non solo, ma nel 2017 un uomo può godere di buona salute in media 59,7 anni, una donna 57,8. Questo significa che le donne, benché più longeve, vivono un maggior numero di anni in condizioni di salute via via più precarie. Sono maggiormente colpite da patologie croniche meno letali che insorgono più precocemente e diventano progressivamente invalidanti con l'avanzare dell'età.

Nel 2050 6 milioni in meno di persone in età da lavoro

L’Istituto di statistica ricorda poi che la popolazione residente in Italia è in calo dal 2015 di 400 mila residenti. Secondo le proiezioni del rapporto, "nel 2050, la quota dei 15-64enni potrà scendere al 54,2% del totale, circa dieci punti percentuali in meno rispetto a oggi. Si tratta di oltre 6 milioni di persone in meno nella popolazione in età da lavoro. L'Italia sarebbe così tra i pochi Paesi al mondo a sperimentare una significativa riduzione della popolazione in età lavorativa”.

Anche tra gli stranieri calano le nascite

"Il saldo migratorio con l’estero, positivo da oltre 40 anni, ha limitato gli effetti del calo demografico”, spiega il Rapporto: nel 2018 si stima un saldo positivo di oltre 190 mila unità. I cittadini stranieri residenti in Italia al gennaio 2019 sono di 5,2 milioni (l'8,7% della popolazione). I minori di seconda generazione sono 1 milione e 316 mila, pari al 13% della popolazione minorenne; di questi, il 75% è nato in Italia (991 mila). Ciò nonostante, "il contributo dei cittadini stranieri alla natalità della popolazione residente si va lentamente riducendo. Dal 2012 al 2017 diminuiscono, infatti, anche i nati con almeno un genitore straniero (oltre 8 mila in meno) che scendono sotto i 100 mila (il 21,7% del totale)". Ecco che anche "la popolazione straniera residente sta a sua volta invecchiando: considerando la popolazione femminile, la quota di 35-49enni sul totale delle cittadine straniere in età feconda passa dal 42,7% del primo gennaio 2008 al 52,4% del primo gennaio 2018". L'Istat fa inoltre notare che "nel 2017 sono stati rilasciati quasi 263 mila nuovi permessi di soggiorno, in lieve aumento rispetto al 2016, dopo una tendenza alla diminuzione già messa in luce negli anni precedenti: nel 2010 erano quasi 600 mila".

Più sport e cinema, italiani invecchiano più tardi

Sul processo di invecchiamento, l’Istat rileva che è "caratterizzato da un'evoluzione positiva": tra gli over65 "si osserva una maggiore diffusione di stili di vita e abitudini salutari". Aumenta la pratica di sport, dall'8,6% del 2008 al 12,4% del 2018. Anche la partecipazione culturale (cinema o teatro) cresce. Se si dovesse confermare la tendenza, le generazioni del baby boom, che avranno beneficiato di migliori condizioni, "diventeranno 'anziane' sempre più tardi". Intanto aumentano i 'grandi anziani': a inizio 2019 gli over85 sono circa 2,2 milioni. Per l’Istituto, ”i confini tra una fase e l'altra della vita sono sempre meno definiti". "È in atto un processo di allungamento nei tempi di transizione allo stato adulto": studi, lavoro e famiglia seguono un "ordine meno rigido" ed "è sempre più raro" che corrispondano a "un'autonomia economica e di scelte di vita" propria dell'età adulta. D'altra parte, con l'allungamento della vita si è "dilatata anche la fase che intercorre tra l'uscita dal mondo de lavoro e l'entrata nell'età anziana già avanzata”. Secondo il Rapporto, "a livello mondiale l'Italia contende al Giappone il record di invecchiamento: 165 persone di 65 anni e più ogni 100 giovani con meno di 15 anni per l'Italia e 210 per il Giappone, al primo gennaio 2017”.

Fontana: "Natalità è priorità per il Paese" 

"Ringrazio il presidente Istat Blangiardo per aver rimarcato l'importanza fondamentale della demografia anche ai fini della crescita economica", ha scritto in una nota il ministro per la Famiglia Lorenzo Fontana, commentando l'analisi dell'Istituto. "I dati diffusi oggi confermano come al primo posto dell'agenda politica debba esserci il sostegno, consistente e strutturale, alla natalità sia attraverso politiche fiscali mirate, sia con l'assegno unico, progetto a cui stiamo lavorando e che, sicuri del supporto di tutto il governo, contiamo di attuare già dal prossimo anno". 

Data ultima modifica 20 giugno 2019 ore 18:27

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