Trumponomics: primo bilancio della presidenza Trump

Economia

Mariangela Pira

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Finanza & Dintorni

Come è cambiata l'economia americana sotto la presidenza Trump? Un primo bilancio di questi 22 mesi, dal Pil al lavoro alle tasse. Per tutti. 

Nei primi 22 mesi di presidenza, Trump è promosso o bocciato dal punto di vista economico?

A sentire i suoi comizi sembra gli USA stiano sperimentando un boom senza precedenti. Una crescita di fatto c’è stata, l’economia Usa ha galoppato, ma non è "senza precedenti".

Partiamo dal LAVORO.

Da quando è diventato presidente, nel 2017, l’economia americana ha creato 4,6 milioni di posti di lavoro (dato relativo ai primi 22 mesi di presidenza Trump). Sono tanti è vero. Ma negli ultimi 22 mesi di presidenza Obama, ne erano stati aggiunti 4,8 milioni (Fonte: CNBC). Quindi se la matematica non è una opinione, la creazione di posti di lavoro è di fatto rallentata leggermente sotto l’amministrazione Trump. 

Passiamo poi al dato ‘ufficiale’ per eccellenza, il PIL. Misura il valore di tutto ciò che gli USA producono. Nel secondo trimestre del 2018  ha toccato il 4,2%, cifra importante se guardiamo agli standard cui siamo abituati oggi. Ma il tasso di crescita è rallentato al 3.5% nel terzo trimestre e la Banca Centrale di Atlanta si aspetta rallenti al 3% per gli ultimi tre mesi dell’anno. Nel 2017, il primo anno completo di presidenza Trumpiana, il Pil è cresciuto del 2,3%. Non sono numeri da buttare via ma non sono i migliori di sempre. Clinton, Ford, Johnson, solo per citare alcuni nomi, hanno fatto meglio di lui.  

La gran parte degli analisti si concentra poi sui SALARI, ovvero lo stato di salute delle finanze di ciascuno di noi.  Dopo un lungo periodo di andamento stagnante (sotto Obama), hanno iniziato a riprendersi. Anche in questo caso non sono i dati migliori di sempre, non sono paragonabili agli anni ’60 e ’70 ma con Trump questo dato è decisamente migliorato.

E i TAGLI ALLE TASSE? Hanno avuto conseguenze sulle società americane? L’importante sconto avrebbe dovuto scatenare un’ondata di investimenti da parte delle aziende Usa. Ma il tasso dei loro investimenti è cresciuto solo dello 0.8% nel trimestre luglio – settembre 2018. E per la gran parte degli analisti solo i grandi colossi ad ora ne hanno beneficiato (fonte: Wall Street Journal). Un prima, certa, conseguenza, è l'AUMENTO DEL DEFICIT AMERICANO, cresciuto del 17% a 779 miliardi di dollari: risultato dovuto in gran parte al minor gettito fiscale da parte delle aziende.

I tagli alle tasse operati da Trump e la spesa nel settore della difesa hanno messo il turbo a WALL STREET che con The Donald ha raggiunto nuovi record storici. Certo ottobre ha invertito la tendenza e l’S&P ha vissuto il peggior mese dal 2008. E soffiano venti contrari: la Fed ha iniziato ad alzare il costo del denaro, la politica protezionistica del presidente, i prezzi delle case in calo e gli investimenti delle aziende che si stanno indebolendo nonostante i tagli fiscali.

Anche se l’economia dovesse continuare a crescere, e non è detto, difficilmente sarà, come dice Trump, la più grande crescita economica della storia del paese. Vedremo, intanto, cosa deciderà chi andrà alle urne.

 

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