Ecco le teorie che sono valse il Nobel all’Economia a Romer e Nordhaus

Economia
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Il primo ha proposto una carbon tax globale per contrastare l'emissione di gas serra, il secondo un modello di crescita basato sulla tecnologia che supera quello di un altro premio Nobel

Gli effetti del cambiamento climatico e dell'innovazione tecnologica nell'analisi macroeconomica. Ci sono due tra le "sfide più urgenti del nostro tempo" – così le ha chiamate la Royal Academy of Sciences di Stoccolma – alla base dell'assegnazione del Premio Nobel per l'Economia 2018 agli economisti statunitensi William Nordhaus e Paul Romer.

William Nordhaus, economista del clima

Nato ad Albuquerque, nel New Mexico, 77 anni fa, William Nordhaus – detto "Bill" – vive a New Haven, nel Connecticut, e insegna a Yale, la stessa università nella quale si è formato. Consulente economico del governo Usa di Jimmy Carter a cavallo tra la fine degli anni Settanta e il 1981, con l'amico e collega Paul Samuelson (Nobel anche lui, nel 1970) ha scritto uno dei manuali di economia più diffusi negli Stati Uniti. Negli anni Novanta, Nordhaus è stato il primo a creare un modello quantitativo per descrivere l'interazione fra economia e clima, arrivando con la sua ricerca a dimostrare che il rimedio più efficace per risolvere i problemi legati alle emissioni di gas serra sarebbe una carbon tax globale imposta in maniera uniforme a tutti i Paesi. In tale modo – e anche grazie a incentivi a favore delle energia sostenibili – si condizionerebbe il mercato, spingendo imprese e consumatori ad adottare soluzioni green in quanto maggiormente convenienti. "L'umanità sta giocano a dadi con l'ambiente e immette nell'atmosfera gas e prodotti chimici che attaccano l'ozono, causando cambiamenti su larga scala dell'uso dei terreni con le deforestazioni ed eliminando l'habitat naturale di molte specie. Inoltre crea nuove specie transgeniche in laboratorio e accumula armi nucleari sufficienti per distruggere l'intera civiltà", spiega Nordhaus.

Paul Romer e il progresso tecnologico

Se Nordhaus può essere definito "economista del clima", Paul Romer – con cui il primo condivide il premio assegnato quest'anno dall'accademia norvegese – è senz'altro quello della "teoria della crescita endogena". Sessantatre anni il prossimo 7 novembre, Romer è nato a Denver, in Colorado (stato del quale il padre Roy fu governatore), e insegna alla Stern School of Business della New York University. Da qualche mese si è dimesso da capo economista e vice presidente della Banca Mondiale, dove era arrivato a ottobre 2016 ed era in disaccordo con il presidente Jim Yong Kim e altri economisti. Nei suoi studi Romer ha mostrato come siano le forze economiche a governare la volontà delle imprese di produrre nuove idee e innovazione. La cosiddetta teoria della crescita endogena – teorizzata dal collega Robert Solow, Nobel nel 1987 – parte dall'assioma che la crescita si basa sulla dinamica del progresso tecnologico, inteso come processo endogeno che porta nel tempo allo sviluppo della produttività e quindi all'aumento della ricchezza e della prosperità a lungo termine. Il modello di Romer supera quello di Solow, dimostrando come i mercati non regolamentati possano sì produrre cambiamenti tecnologici ma tendano a sottostimare ricerca e sviluppo e i nuovi beni da essi creati. Da qui, la necessità di interventi governativi programmati, tra cui il sostegno e gli aiuti a ricerca e sviluppo e la regolamentazione dei brevetti, politiche a suo dire vitali per la crescita a lungo termine a livello globale.  

I tweet di Paul Romer

Dopo la notizia della vittoria del Nobel, Romer ha ritwittato un post del 2016 dal suo blog, in cui spiegava come alla base della sua teoria endogena ci sia l'ottimismo condizionale: "L'intuizione ci dice che ci sono due tipi di ottimismo molto diversi: l'ottimismo compiacente è la sensazione di un bambino in attesa di regali; l'ottimismo condizionale è invece quello di un bambino che sta pensando di costruire una casa sull'albero. Se trovo un po' di legna e persuado altri bambini a lavorare, insieme possiamo costruire qualcosa di veramente bello". Il nuovo premio Nobel, tra l'altro, ha avuto qualche problema con il server del suo blog, tanto da chiosare via Twitter "Credo che avrei dovuto far funzionare il nuovo sito un po' prima".

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