"È entrato in quest'aula credendo di avere il diritto che non gli fosse riconosciuta la premeditazione, quando dovrebbe avere solo il dovere di chiedere scusa, non necessariamente a parole, ma con un atteggiamento che dimostri di sentirle", ha aggiunto la sorella di Giulia per la quale la sentenza segna una distinzione netta tra l'imputato e la vittima, oltre che tra le rispettive famiglie
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