"Tutte le aziende attraversano momenti difficili ma la lungimiranza di chi guida una società - diceva - sta proprio nel trarre insegnamento dai momenti bui per poter uscirne insieme più forti. Io non ho mai mollato in nessuna delle mie attività e a maggior ragione non lo farò adesso"
Da Marina di Gioiosa Ionica al grande calcio, passando per New York. E' la storia di un 'paisà' di Calabria e di un 'sogno americano' quella di Rocco Commisso, il presidente che oggi piangono la Fiorentina e tutte le sue rivali calcistiche. Una storia fatta di coraggio, battaglie polemiche, successi imprenditoriali, sogni di colore viola e anche delusioni. Come le tre finali perse, una di coppa Italia e due consecutive di Conference. In eredità, il fondatore di Mediacom lascia alla città che lo aveva accolto come il salvatore dopo l'era Della Valle e poi lo ha anche contestato, il Viola Park e il progetto di un Franchi rinnovato, ancorchè non completamente. Le sue ultime dichiarazioni, il 76enne presidente dalla parlata molto italo-americana e dai modi diretti le aveva affidate a La Nazione l'11 dicembre scorso; anche allora aveva ribadito di non avere alcuna intenzione di cedere il club nonostante le voci che periodicamente circolavano al riguardo, anche in considerazione del suo stato di salute, sommate alla situazione di classifica della squadra, inaspettatamente in zona retrocessione. Commisso era nato in Calabria nel '49 e a 12 anni, mentre l'Italia intravedeva il boom, aveva inseguito la sua, di fortuna, raggiungendo con la madre il padre falegname in Pennsylvania. Poi il trasferimento a New York, nel Bronx, la borsa di studio da calciatore alla Columbia University, la laurea in ingegneria, il master, il lavoro nelle principali banche Usa, e nel '95 la nascita nel garage di casa di Mediacom, societa' via cavo divenuta in breve uno dei colossi americani. La fortuna era nata dal pallone, e al pallone Commisso ha provato a riportarla. Il magnate italo-americano, divenuto nel 2017 proprietario dei New York Cosmos, acquista infatti il club viola il 6 giugno 2019 dai Della Valle per una cifra intorno ai 170 milioni euro, riuscendo ad arrivare due volte in finale di Conference League e una volta in finale di Coppa Italia, non riuscendo però mai a riempire la bacheca e a riportare a Firenze il trofeo che manca dal 2001. "Io sono un tifoso, chiamatemi Rocco", le prime parole che pronunciò rivolgendosi ai fiorentini quando lo accolsero allo stadio Franchi per la presentazione ufficiale. Da allora la Fiorentina, sotto la sua gestione, ha vissuto momenti di soddisfazioni ed altri di delusioni, con diversi allenatori, da Montella a Iachini, da Prandelli a Italiano fino a Palladino, Pioli e adesso Vanoli. Affidando l'organizzazione della società a Firenze all'amico e braccio destro Joe Barone, nel ruolo di direttore generale, la cui improvvisa scomparsa, il 19 marzo 2024, gli procurò un dolore immenso lasciandogli un vuoto incolmabile. Al di là dei risultati sportivi - tra i suoi obiettivi c'era quello di riportare la Fiorentina almeno in Champions League - ha creato il Viola Park, il più grande centro sportivo in Italia e fra i maggiori d'Europa che porta il suo nome, 22 ettari a Bagno a Ripoli in cui si allenano la prima squadra, quelle femminili e le giovanili. Un investimento da 120 milioni. La sua presidenza è stata contrassegnata anche da grandi polemiche: contro la Juve, alla quale pero' vendette Chiesa e Vlahovic, contro le plusvalenze, contro gli arbitri. Commisso avrebbe voluto anche costruire un nuovo stadio, una lunga battaglia che non è riuscito a vincere ("E' stato il mio più grande fallimento") come quella con la malattia che negli ultimi mesi lo ha tenuto sempre più lontano da Firenze e dall'Italia. Fino alla notte dell'addio definitivo.
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