Un detenuto rumeno di 58 anni è stato trovato morto nel carcere La Dogaia di Prato. Era nella sezione isolamento dove stava scontando una sanzione disciplinare. A darne notizia la procura di Prato, che non esclude possa essersi trattato di un omicidio
58 anni, di nazionalità rumena, con precedenti penali per violenza sessuale, maltrattamenti, calunnia, minacce e lesioni personali. Aveva partecipato alla rivolta del 5 luglio con armi rudimentali e il prossimo febbraio avrebbe finito di scontare la pena. La sua morte nel reparto isolamento è l'ultima storia che emerge dal carcere della Dogaia, a Prato. All'interno della camera non sono stati trovati strumenti che inducano a ipotizzare il suicidio, né corde né lacci, scrive la Procura di Prato, che dopo una perquisizione ha disposto il vaglio delle telecamere di sorveglianza e l'autopsia. Anche il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha chiesto un'informativa. Il Procuratore Tescaroli scrive di un preoccupante ricorso alla violenza, dell'estrema facilità di movimento di chi invece dovrebbe avere una libertà ristretta. Casi clamorosi come l'aggressione con olio bollente al killer delle prostitute o le dirette social di un detenuto dalla sua branda. "Io non sono perfetto perché sono carcerato, è giusto o no?".
Dal primo luglio sono stati sequestrati nel carcere 44 telefoni. Stando alle indagini, un luogo di stupri e torture, dove la droga è stata stipata anche in un alloggio della diocesi a disposizione dei detenuti e dove sono finiti sotto inchiesta diversi agenti della Polizia Penitenziaria.
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