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Chi è Marco Di Lauro, il boss della camorra latitante da 14 anni

3' di lettura

Quarto figlio di Paolo Di Lauro, protagonista della faida di Scampia, è stato condannato a 10 anni di reclusione per associazione camorristica e droga. Il 2 maggio 2012 è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio dell’imprenditore 29enne Attilio Romanò

Considerato il leader del clan Di Lauro, uno dei più potenti della camorra, che opera soprattutto a Secondigliano e Scampia, Marco Di Lauro è stato un superlatitante per 14 anni, fino alla cattura avvenuta il 2 marzo 2019 grazie a un'operazione congiunta di polizia e carabinieri (FOTO).

Quarto figlio di “Ciruzzo o’milionario”

Classe 1980, appassionato di motori, quarto figlio di Paolo Di Lauro, soprannominato “Ciruzzo o' milionario” e noto per essere il fondatore della famiglia camorristica napoletana di Secondigliano, della vita di Marco Di Lauro non si sa molto. Il padre, “ras della droga”, aveva trasformato il traffico di sostanze stupefacenti in un business miliardario. Nei libri paga Marco veniva indicato con la sigla “F4”, che sta a indicare quarto figlio del boss: nove fratelli in tutto, otto in vita perché uno morì in un incidente con la moto.

Gli omicidi e le condanne

Marco Di Lauro è stato condannato in via definitiva a dieci anni di reclusione per associazione camorristica e droga. Il 2 maggio 2012 è stato condannato all’ergastolo dalla III Corte di Assise di Appello del Tribunale di Napoli per l’omicidio dell’imprenditore 29enne Attilio Romanò, ucciso per errore nel 2005 durante la prima faida di Scampia. Il 18 giugno 2015 la Cassazione ha confermato la condanna all'ergastolo per Mario Buono, ritenuto l'esecutore materiale dell'omicidio, mentre ha disposto il rinvio a giudizio in Corte d'Appello per Di Lauro, considerato il mandante dell'agguato. Un collaboratore di giustizia lo ha indicato come mandante di almeno quattro omicidi. Dal luglio 2013 è sotto il mirino degli 007 americani, che hanno trasmesso al Dipartimento del Tesoro americano informative per segnalare la sua infiltrazione nell’economia della Grande Mela.

La latitanza e la cattura

La sua latitanza ha avuto inizio il 7 dicembre 2004. In quell'occasione riuscì a sfuggire alle manette nel corso di un maxi blitz che passerà alla storia giudiziaria come la “notte delle manette” e che decapitò il clan all'indomani della cosiddetta faida di Scampia. Dal 17 novembre 2006 è stato ricercato anche in campo internazionale, entrando a far parte dell'elenco dei latitanti di massima pericolosità. Gli inquirenti lo consideravano il secondo latitante più pericoloso d'Italia dopo Matteo Messina Denaro. Si narra che per nascondersi si sia spesso travestito da donna. Nel 2012 sembrava che la caccia fosse finita: in un ristorante la polizia aveva fermato un tizio dalle fattezze molto simili a quelle di Di Lauro. Si rivelò però la persona sbagliata. Il 25 dicembre 2016 e nel marzo 2017, in due distinti blitz, riuscì per ben due volte a sfuggire alla cattura da parte delle forze dell'ordine. Il 2 marzo 2019 è stato infine trovato in un appartamento di via Emilio Scaglione, nel quartiere di Chiaiano, periferia nord di Napoli (I SUPERLATITANTI NEL MIRINO DELLO STATO).

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