Inceneritore, cos’è e come funziona

Cronaca

Gli impianti presenti al momento in Italia si trovano per lo più nelle regioni del Nord. Il processo si basa sull’incenerimento dei rifiuti da cui si ottiene energia elettrica. Da anni, queste strutture sono al centro dei dibattiti per quanto riguarda l’inquinamento

L’inceneritore è un impianto industriale di incenerimento, per combustione, dei rifiuti. L’impianto infatti smaltisce i rifiuti tramite un processo di combustione ad alta temperatura compresa fra 850° C e 1050° C. Il nome “termovalorizzatore” si riferisce invece alla capacità di questi impianti di produrre energia dalla combustione dei rifiuti. I due, infatti, non sono la stessa cosa: gli inceneritori sono impianti che bruciano i rifiuti e basta, mentre i termovalorizzatori sono impianti che bruciano i rifiuti per produrre energia.

I rifiuti bruciati

Gli inceneritori possono essere di quattro tipi: a griglie, a letto fluido, a forno rotativo o a focolare multi-step. La maggior parte degli impianti presenti in Italia e in Europa sono “a griglia”. Le principali categorie di rifiuti destinate agli inceneritori sono invece due: i rifiuti solidi urbani (piccoli imballaggi, carta sporca e stoviglie di plastica, ad esempio) e quelli speciali non pericolosi (derivanti da attività produttive di industrie e aziende). Prima di essere bruciati, i rifiuti possono essere trattati per separare ed eliminare le parti non combustibili (come vetro e metalli) e la frazione umida (l’organico). Le “ecoballe” che si ottengono sono definite “combustibile derivato dai rifiuti”. L'inceneritore è quindi un impianto che utilizza come combustibile i rifiuti con due obiettivi: eliminarli e produrre energia con il calore generato dalla loro combustione.

La produzione di energia

Negli impianti più moderni, infatti, il calore sviluppato durante la combustione dei rifiuti è recuperato e utilizzato per produrre vapore, che poi genera energia elettrica o termica. Come previsto dalla legge, tutti gli impianti attualmente in funzione in Italia prevedono il recupero del calore e sono quindi, più propriamente, "termovalorizzatori". L’impianto è generalmente composto da un forno, all'interno del quale vengono bruciati i rifiuti, a volte anche con l'ausilio di gas metano per aumentarne la temperatura. Per legge, infatti, la temperatura di combustione deve essere sopra gli 850 gradi, per evitare la formazione di diossine. Se la temperatura scende, si attivano bruciatori a metano. Il calore prodotto vaporizza l'acqua in circolazione nella caldaia posta a valle e il vapore così generato aziona una turbina che trasforma l'energia termica in energia elettrica. Il rendimento di questi impianti è però molto minore di quello di una normale centrale elettrica, dal momento che i rifiuti non sono un buon combustibile e le temperature raggiunte sono inferiori rispetto alle centrali tradizionali.

Il funzionamento

Il processo di smaltimento in un inceneritore a griglie si compone di sei fasi principali. Le prime due sono l’arrivo dei rifiuti provenienti dagli impianti di selezione del territorio o dalla raccolta dei rifiuti indifferenziati e la combustione nel forno, dotato di una o più griglie mobili e supportato da una corrente d’aria immessa per apportare ossigeno e mantenere le alte temperature. Poi tocca alla vaporizzazione dell’acqua in circolazione nella caldaia posta a valle e alla produzione di energia, tramite una turbina che trasforma l'energia termica in energia elettrica. Poi si passa all’estrazione delle ceneri non combustibili che vengono raccolte in una vasca piena d’acqua per raffreddarle, prima di essere estratte e smaltite in discariche speciali, così come le polveri fini intercettate dai sistemi di filtrazione e classificate come rifiuti speciali pericolosi. La fase finale è quella del trattamento dei fumi dopo la combustione che, attraverso sistemi di filtraggio, vengono depurati dagli agenti inquinanti prima di essere rilasciati nell’atmosfera.

La questione inquinamento

Il dibattito sui termovalorizzatori è molto accesso e divide chi ne difende la capacità di ridurre l’inquinamento e chi invece li indica come una fonte di ulteriori scorie. Secondo quanto si legge sul sito della Protezione Civile, l’utilizzo dei termovalorizzatori riduce sostanzialmente la quantità di rifiuti da inviare in discarica e allo stesso tempo produce energia, “senza generare sostanze dannose per l'ambiente e per l'uomo”. Infatti, “la combustione distrugge completamente le sostanze organiche pericolose” e “i fumi generati sono poi trattati e depurati in un'apposita sezione dell'impianto”. Studi del Cnr e dell'Ispra, inoltre, hanno evidenziato come questi impianti sostanzialmente non inquinino, anche se hanno il problema degli scarti (ceneri e fumi). Per risolverlo, i moderni termovalorizzatori hanno 4 livelli di filtraggio per i fumi e sistemi di trattamento e riciclo delle ceneri molto avanzati. Dall’altra parte, chi li critica, sottolinea, oltre alla questione degli scarti, che le particelle prodotte durante la combustione siano talmente fini da non poter essere controllate. Chi si oppone al loro utilizzo sostiene che investire in altre forme di smaltimento, come il trattamento e il riciclo resi possibili dalla raccolta differenziata, siano da preferire. Per il momento, le analisi epidemiologiche condotte intorno agli impianti moderni non hanno evidenziato aumenti di patologie. Nel paesi del Nord Europa i termovalorizzatori sorgono in mezzo alle città. Ma un problema condiviso da tutti esiste: la combustione produce CO2 e contribuisce all'effetto serra.

La diffusione

In Europa sono attivi più di 350 impianti di termovalorizzazione o incenerimento, distribuiti in 18 nazioni. Secondo il rapporto Ispra del 2017, nei Paesi Ue il 27,5% dei rifiuti è avviato all’incenerimento. Il ricorso all’incenerimento (dati 2015) è particolarmente diffuso negli Stati dell’Europa centrosettentrionale come Danimarca (415 kg/abitante per anno), Paesi Bassi (245), Finlandia (239), Svezia (229), Lussemburgo (213), Austria (212) e Germania (196). Notevoli sono anche i quantitativi pro capite inceneriti in Estonia, pari a 185 kg/abitante per anno, in Belgio (181), Francia (174) e Regno Unito (152). L’Italia nel 2015 si attestava a circa 99 kg/abitante per anno. Per quanto riguarda gli impianti, al momento in Italia ci sono oltre 40 inceneritori operativi, di cui la maggior parte si trova nelle regioni del centro-nord. Le strutture maggiori sono quelle di Brescia, Milano, Torino, Parona (Pavia), Modena, Granarolo dell'Emilia (Bologna), San Vittore del Lazio (Frosinone), Acerra (Napoli).

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